Scudo e controscudo

Entro la fine della prossima settimana il governo potrebbe varare un decreto-legge in materia economica che potrebbe rappresentare una sorta di anticipazione della Finanziaria, come già avvenuto lo scorso anno. Il documento, che potrebbe essere licenziato dal Consiglio dei ministri in contemporanea alla Relazione Unificata sulla Economia e la Finanza pubblica, potrebbe contenere la Tremonti ter, cioè la detassazione degli investimenti chiesta a gran voce da Confindustria, oltre al bonus per le imprese che decidono di non ridurre i livelli occupazionali e misure a sostegno dell’autoimpiego di lavoratori che lasciano l’impresa.

Nel pacchetto potrebbe esserci la richiesta della Lega di “appesantire” le buste paga delle regioni settentrionali attraverso una riduzione della pressione contributiva, ipotesi sufficientemente demagogica per tenere le prime pagine dei giornali per qualche giorno prima di essere gloriosamente riposta nel cassetto dei sogni. Il punto centrale resta, ovviamente, la copertura di queste nuove iniziative, oltre alla copertura dei nuovi buchi fiscali che la crisi sta aprendo, soprattutto nel gettito Iva e Ires. Per questo motivo l’ipotesi di una riedizione dello scudo fiscale prende sempre più forza, e potrebbe essere concertata a livello europeo con altri paesi che devono gestire problematiche simili. L’aliquota del nuovo scudo fiscale, secondo indiscrezioni, dovrebbe aggirarsi intorno al 5-7 per cento e la misura potrebbe garantire introiti per le casse per l’erario per 3-4 miliardi di euro.

E poiché questa corsa allo scudo fiscale rischia di vedere la Svizzera come la grande sconfitta, la Confederazione starebbe valutando una amnistia fiscale generale per i propri contribuenti, con l’obiettivo di favorire l’emersione di redditi non dichiarati al fisco elvetico, come segnalato nella newsletter telematica dell’Agenzia delle Entrate, Fiscooggi.it. Secondo l’articolo, Berna potrebbe varare “un’amnistia fiscale generale”, “con l’intento di favorire l’emersione di circa 141 miliardi di euro che, almeno secondo le stime ad oggi in circolazione, non sarebbero mai stati dichiarati, come dovuto, al fisco elvetico”. Il risultato dell’intera operazione potrebbe concludersi con il ritorno, nelle casse dell’erario confederale, di una somma pari a 7 miliardi di euro o, nella più favorevole delle ipotesi, oltre i 14 miliardi.

Lo smottamento del segreto bancario svizzero è ormai evidente, dopo che Ubs ha accettato di fornire al fisco statunitense la lista dei cittadini americani che hanno posizioni nella Confederazione, e dopo che il governo federale svizzero ha ceduto alla pressione internazionale accettando di fornire informazioni su depositanti non residenti sospettati di evasione fiscale nel proprio paese. Per questo motivo molti titolari di conti in Svizzera stanno rapidamente rimpatriando i propri capitali, come dimostra anche il costante flusso che si dirige verso Olanda e Belgio.

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