L’aeroporto di Canossa

Il premier saluta il pontefice, in partenza da Ciampino per la visita in Repubblica Ceca. Routine? Protocollo? Cortesia istituzionale? C’è molto, molto altro. Almeno a leggere Amedeo La Mattina su La Stampa:

Ecco, quei cento passi a Ciampino di Berlusconi con il Pontefice hanno confermato che per il Vaticano il dialogo con Berlusconi è essenziale. E’ il segno che il premier non è un problema, ma un’opportunità. L’Italia è l’ultimo avamposto, dopo la caduta della cattolicissima Spagna, dove la parola della Chiesa ha un peso enorme. Non è un caso che sia stata avviata un’indagine parlamentare sulla pillola abortiva RU 486 e non passi una legge che riconosca diritti alle unioni di fatto. L’Italia ha un governo che vuole favorire la libertà scolastica (leggi scuole cattoliche) con i bonus per le famiglie e tiene duro contro le tentazioni a favore dell’eutanasia. Ora c’è in discussione alla Camera il testamento biologico che è stato approvato al Senato in una versione che ha molto soddisfatto le gerarchie ecclesiastiche.

E’ un collaudato aruspice, La Mattina. Tutte queste inferenze da un incontro sulla pista di un aeroporto.

E con lui tutti i suoi colleghi che su questo “evento” stanno facendo lievitare analitici editoriali basati sul nulla. La migliore spiegazione possibile del perché in Italia i giornali si leggano così poco. Ma le reazioni all’incontro di Ciampino da parte dell’opposizione sono l’altra cartina di tornasole, quella che ci spiega perché, da sempre, le gerarchie ecclesiastiche fanno unicamente il proprio mestiere, mentre sono i politici italiani ad essere degli inveterati cagasotto.

Vedasi il segretario del Pd, Dario Franceschini, che colto da irrefrenabile rosicamento per lo storico rendez-vous di Ciampino, si sente in dovere di precisare a SkyTg24 che “E’ stato un incontro di pochi minuti, quelli importanti non avvengono davanti alle telecamere ed ai microfoni”, e c’è da temere che ora gli esponenti del Pd, prima di iniziare anche solo a declinare le proprie generalità, ripeteranno con più fervore del solito “perché io sono cattolico, che vi credete?”. Sull’episodio Antonio Di Pietro, pratico come sempre, ci spiega che è stata solo una photo-opportunity: “Il premier  si è messo a far girare un po’ a vuoto il suo aereo per arrivare proprio in tempo mentre il Papa passa. E’ un po’ come colui che si intrufola in una riunione altrui per farsi vedere”.

A ben vedere, per commentare l’evento bastava un laconico “chissenefrega”. Ma siamo pur sempre in Italia, il cortile di casa del Vaticano. Dai tempi di Numa Pompilio, che nel giardino di casa si faceva spiegare come governare dalla ninfa Egeria, è cambiato assai poco.

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