Meno male che Oscar c’è – 2

Contro la Nuova Vulgata Nazionalpopolare, quella per cui imbalsamati è bello:

«L’intervento odierno di Giulio Tremonti all’assemblea degli industriali romani ha confermato un paradosso italiano. Scegliendo accuratamente la platea industriale italiana che, in tutto il Paese, ha la massima concentrazione di grandi gruppi pubblici – Enel, Poste, Ferrovie, Eni è di stanza a Milano e per me questo si è già presa Assolombarda – il governo è sceso in campo in forze, con Letta e Tremonti. Ma non è questo il punto, anche se non era avvenuto mai altrove quest’anno in Italia. Il paradosso consiste nel fatto che, di fronte a industriali per metà nelle mani del debito bancario, per metà nell’indotto del pubblico, e tutti sotto lo schiaffo dei ritardatissimi pagamenti della pubblica amministrazione, nell’Italia di oggi con una certa abilità – quella del ministro dell’Economia – si finisce per essere applauditi come virtuosi in quanto…sostenitori dell’impossibilità di fare alcunché. L’immobilismo come virtù. Lo slittamento delle scelte come prova di responsabilità nazionale. Il tutto attraverso l’abile artificio retorico di fare apparire chiunque sia su un’altra linea – qualunque cosa proponga – come un malcelato e pericoloso fautore dell’aumento del deficit pubblico. Oggi questo esercizio è giunto al massimo del suo funambolismo. La spesa pubblica è stata infatti dichiarata incomprimibile»

Ma la cosa non ci stupisce.

in un paese privo di una vera, forte, autonoma imprenditoria privata i governi giocano, chi più chi meno, a fare i cravattari. Si, avete letto bene, i cravattari. Questa deve essere la declinazione italiana del concetto di economia sociale di mercato, crediamo. E come tutto quello che reca l’aggettivo italiano, è declinato in farsa. Ah, e anche gli standard sanitari sono improvvisamente migliorati, in ogni regione italiana. E’ tutto magicamente incomprimibile. Quello che Oscar non dice, nel suo post, è che la responsabilità politica prima e ultima di questo rigor mortis risiede in capo al premier, e a nessun altro.

Chi non legge tutto il post è un fanfaniano.

Nota a margine: questa volta Paul Krugman non ha proprio capito dove sta il flusso causale. Capita anche agli smart guys. L’analisi di Tyler Cowen è ineccepibile: “Something in the house must be rotten“. You betcha.

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