Servire il popolo

Sul Corriere, il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi tenta di smentire l’attribuzione della qualifica di film di “interesse culturale” a Natale a Beverly Hills. Ma riesce solo a confermare di non padroneggiare la materia di cui dovrebbe occuparsi tra una poesia e l’altra, come dimostra l’impietosa replica di Paolo Mereghetti. Ma nella lettera di Bondi vi sono in realtà ben altri elementi di “rilevante interesse politico e culturale”, per chi tenti di capire questa maionese irrancidita chiamata Italia.

Bondi parte da lontano, ed invoca un ipse dixit storico che senza attendere la mezzanotte si trasforma in un non sequitur da esposizione, corsivo nostro:

«Dal Dopoguerra esiste una legge, varata da Giulio Andreotti, per la quale si riconosce automaticamente ad ogni film italiano un contributo sui biglietti staccati. Grazie a questa normativa in quegli anni il nostro cinema è cresciuto, come fenomeno culturale, fino a diventare uno dei più acclamati al mondo, e di conseguenza è cresciuta l’industria cinematografica ad esso collegata»

Par di capire quindi che per Bondi sembra esserci una elevata correlazione tra sussidi e crescita di un settore produttivo. Per analogia, Fiat dovrebbe essere il primo produttore automobilistico del pianeta. Qualcosa non ha funzionato, evidentemente. Ma il ministro ci spiega anche la sua personalissima interpretazione del liberalismo, incluso il rapporto con lo stato, corsivi sempre nostri:

«Il cinema è uno snodo cruciale del rapporto tra lo Stato e il mondo della cultura. Il governo di cui faccio parte intende intervenire con proposte riformatrici anche in questo settore emblematico della visione della società e dei valori che devono orientare l’azione di una maggioranza politica liberale (…) Certo, da liberale come Galli della Loggia ritengo che sia possibile e doveroso che lo Stato o le élites si occupino anche dell’elevazione culturale della nazione, senza tuttavia imporre un gusto o una propria ideologia»

E noi che pensavamo che compito di uno stato liberale fosse esattamente quello di non occuparsi “dell’elevazione culturale di una nazione”, e che il cinema fosse tutto tranne che “uno snodo tra Stato e mondo della cultura”. Notevole il ricorso al termine élites, qui riferito a quelle buone, non a quelle di merda denunciate da Renato Brunetta tempo addietro. Grande è la confusione sotto il cielo di Bondi, quindi va tutto bene.

Questi sono i risultati quando ex marxisti ed ex fascisti vengono a spiegarci cosa è il liberalismo. I sussidi continueranno ad essere erogati, al massimo ogni tanto ci scapperà un “accattone”, che non è una deferente citazione pasoliniana ma il giudizio verso i soggetti più riottosamente dissenzienti dalla politica liberale del governo che tenta di elevare le masse. Fatti non foste per viver come bruti, ma per pagar gabelle a De Laurentiis.

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