Il giochino prosegue

Una premessa d’obbligo: a noi Guido Bertolaso ha sempre ispirato grande fiducia. Determinato, tenace, instancabile. Ne abbiamo anche condiviso la presa di posizione ad Haiti nei confronti della “patetica” macchina da soccorso americana, quella che dimostra incontrovertibilmente che, quando si ha a disposizione solo un martello, tutti i problemi sembrano chiodi. Dalla vicenda degli appalti alla Maddalena (e non solo), ci auguriamo che Bertolaso possa uscire del tutto pulito. Ma oggi è il tempo degli interrogativi, e di una prima conclusione politica.

Si discute del piano governativo di trasformazione della Protezione Civile in Spa, dove l’acronimo è riferito al regime giuridico e non a centri benessere. La cosa ci lascia fortemente perplessi, per usare un eufemismo. In primo luogo, la privatizzazione della Protezione civile (ché di quello si tratterebbe), finirebbe col sottrarre al controllo della Corte dei conti la movimentazione di migliaia di miliardi di euro, facendo cadere anche l’ultima parvenza di controllo di legalità in questo maledetto paese. Si è detto che il problema è la farraginosità delle procedure autorizzative, ma questa privatizzazione non è la risposta. Le obiezioni di Mario Baldassarri ci paiono quindi condivisibili.

Quanto a Bertolaso, la sua linea difensiva “politica” è riassunta nella frase: “forse mi sono fidato troppo“. Ecco, questo è esattamente il punto politico della questione. Non possiamo modificare le regole del gioco, per quello che potrebbe diventare uno dei maggiori centri di spesa pubblica italiani, correndo il rischio che l’uomo pro-tempore preposto a guidarlo si riveli, impoliticamente e prepoliticamente, “troppo buono”. Prima le regole, dopo gli uomini, con o senza carisma. E proprio perché di regole occorre discutere, e sulle regole intervenire, ci paiono del tutto fuori luogo commenti da Notte di Natale su come sarebbe brutta, cattiva e inumana una Protezione civile guidata da un uomo assoggettato alle regole della burocrazia.

A tutti noi piacciono gli eroi ed i supereroi, ma purtroppo viviamo in un mondo di uomini, e le regole servono anche per limitare rischi di uscita di controllo degli uomini medesimi. Colpisce questo argomentare così centrato sui sentimenti, e soprattutto sui buoni sentimenti, che si parli di terremoti che si portano via giovani vite rimaste sotto un maledetto edificio costruito alla cazzo di cane, sia che si parli dei campionati mondiali di nuoto. Forse perché vedere vincere Federica Pellegrini ci ha fatto scappare una furtiva lacrima, chissà. La burocrazia, in quanto forma di organizzazione e di controllabilità dell’umano operato, è ineliminabile, facciamocene una ragione. L’eccesso di burocrazia invece è eliminabile, deve esserlo. Quello è il compito della politica, di quella buona.

Ma in queste ore e giorni si ripropone l’abituale giochino del dito puntato, si reitera la frase che è ormai diventata lo slogan del gioco di società che impegna non il paese, ma le fazioni assise a banchetto: “E loro, allora?“. E quindi apprendiamo che Angelo Balducci, uno dei più stretti collaboratori di Bertolaso, ha iniziato e consolidato la sua irresistibile ascesa nei lavori pubblici godendo di protezioni “a sinistra”. Anzi, di più: di protezioni prodiane! Lo sappiamo, così come sappiamo che lo stesso Bertolaso ha servito in modo bipartisan alla Protezione civile, sotto governi di opposto colore. Lo scrive Franco Bechis, lo riscrive Peter Gomez. E quindi? Quindi non è problema di schieramenti, quindi forse è il sistema che ha smesso di funzionare, quindi non ci sono “i buoni”, ma solo cleptocrati e controllori distratti perché “troppo buoni”. Ma vedrete che nei prossimi giorni e settimane non saremo qui a discutere di riforme delle regole del gioco (ricordate il nostro amatissimo Popper? “Come controllare chi comanda?“), ma solo di “colpe della sinistra”, di gasparriani “noi lo avevamo sempre detto”, e via delirando. E pazienza che in un’altra vita quelli che lo avevano sempre detto e saputo stavano saldamente abbarbicati al carro del vincitore.

Mentre noi ci polarizziamo, e ancora ci balocchiamo col convincimento che sia colpa dell’altro schieramento, qualsiasi esso sia, accade che Tangentopoli rialzi la testa. O forse non l’ha mai abbassata. Ma non bisogna essere giustizialisti, qualsiasi cosa ciò significhi. Forse la flagranza di reato è solo un’illusione ottica, creata da qualche odiatore professionale. E i giudici si vergognino, come incipit esistenziale.

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