Svizzera, tassa sul suicidio assistito di non residenti?

Il parlamento zurighese ha approvato una mozione, di iniziativa dell’Unione Democratica di Centro di Christoph Blocher, che chiede di introdurre una tassa a carico degli stranieri che si recano a Zurigo per fruire dell’assistenza al suicidio. Nel 2007 (ultimo anno di dati disponibili) in Svizzera vi sono stati circa 400 suicidi assistiti, di cui un terzo compiuti da stranieri.

Le motivazioni di quanti esprimono contrarietà alla mozione sono surreali, almeno per chi non è svizzero. Secondo un dirigente di Exit, organizzazione di aiuto al suicidio operante nella Confederazione,

«Nel canton Zurigo, tutti i casi di suicidio vengono indagati dall’autorità. I relativi costi sono a carico dello Stato, poiché le indagini vengono svolte nell’interesse della collettività. Secondo la mozione, ora i costi dovrebbero essere sopportati dagli eredi degli stranieri che non si suicidano da soli ma si fanno aiutare»

In pratica, i costi dell’inchiesta sui suicidi cesserebbero di essere un bene pubblico, e quindi di essere posti a carico della fiscalità generale, ma solo nella fattispecie del suicidio assistito di non residenti, che sarebbe quindi assoggettato ad una “tariffa pubblica”. Questo sarebbe il presupposto dell’imposta. Orientamento confermato anche dal fatto che, lo scorso gennaio, il parlamento cantonale zurighese ha dichiarato valida un’iniziativa popolare dell’Unione democratica federale (UDF, una piccola formazione di destra) che vuole vietare l’aiuto al suicidio alle persone che vivono nel cantone da meno di un anno.

La cosa che colpisce l’osservatore esterno (quello italiano, nella fattispecie) è l’esistenza di una “contabilità industriale” della pubblica amministrazione, utilizzata per “fatturare” le indagini. Ci chiediamo come verranno imputati i costi fissi di struttura. Potrebbe essere un’idea spedire qualche leghista in Svizzera per studiare il sistema di costi standard che verranno posti a fondamento della Nuova Era Federale Italiana.

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