La manovra correttiva francese: più tasse per tutti

Anche la Francia si muove per concretizzare la manovra correttiva di finanza pubblica. Rotto il tabù dei 60 anni di età per il pensionamento, introdotta da François Mitterrand nel 1983, la nuova norma prevede l’innalzamento dell’età legale di pensionamento a 62 anni dal 2018, con aumento di 4 mesi ogni anno per i nati dopo il 1951. La norma si applica anche ai dipendenti pubblici, la maggioranza dei quali attualmente vanno in pensione a 60 anni. La riforma mantiene i regimi di pensionamento differenziati per i lavori usuranti, e prevede anche l’armonizzazione contributiva tra pubblico e privato entro un decennio. La manovra colpisce anche dal lato della fiscalità, con un aumento dell’imposta personale sui redditi ed un inasprimento dei redditi da capitale.


Riguardo quest’ultimo punto, l’aliquota massima dell’imposta sui redditi aumenta dal 40 al 41 per cento, e colpirà i circa 350.000 contribuenti che dichiarano un imponibile superiore a 69.783 euro annui, con un gettito aggiuntivo stimato pari a 230 milioni di euro nel 2011. C’è soprattutto una deroga al cosiddetto “scudo fiscale”, la misura introdotta con grande fanfara da Sarkozy a inizio mandato e che prevede un limite di pressione fiscale complessiva del 50 per cento, oltre il quale i contribuenti possono chiedere il rimborso al fisco. Con questa manovra si è deciso di escludere l’aumento di imposta dal calcolo della soglia che fa scattare lo scudo. Misura piuttosto farsesca: il contribuente che, a causa della manovra, supererà il tetto del 50 per cento di prelievo complessivo, non potrà quindi chiedere rimborsi. Lo scudo fiscale ha da subito creato problemi alle casse dello stato, data l’inarrestabile tendenza francese al tassa e spendi. Forse era preferibile eliminarlo, ci si sarebbe evitati questa ipocrisia.

In coerenza con l’irripidimento della curva di aliquote Irpef, viene aumentato di un punto anche il prelievo su dividendi e plusvalenze, dal 18 al 19 per cento. Ben più rilevante è il fatto che la cedolare secca opererà già dal primo euro di proventi, mentre ad oggi vi era una franchigia di 25.830 euro. Questo regime (in dismissione) potrà interessare a quanti ripetono ossessivamente che anche in Italia occorre “tassare le rendite finanziarie”, senza specificare come: per applicare una tassazione dei redditi da capitale con franchigia occorre infatti una gestione fiscale centralizzata dei dossier titoli e/o l’inserimento dei medesimi in dichiarazione dei redditi, pur escludendo la tassazione ad aliquota marginale Irpef. Occorre cioè una cosa chiamata nominatività delle attività finanziarie, sostanziale prima che formale.

Anche la cedolare secca sui depositi bancari e dividendi è aumentato dal 18 al 19 per cento. Chi preferisce la tassazione ad aliquota marginale Irpef perderà tuttavia il credito d’imposta del 50 per cento. Riguardo le stock options, è previsto un forte aumento della loro tassazione, che oggi avviene attraverso una ritenuta del datore di lavoro pari al 10 per cento al momento dell’attribuzione ed un 2,5 per cento aggiuntivo al momento dell’erogazione. Oggi le due aliquote passano rispettivamente al 14 ed all’8 per cento, e non saranno retroattive.

Si attendono le reazioni di pensionandi e risparmiatori.

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