Taglie forti

Su Libero di oggi compare uno stralunato articolo che non avrebbe sfigurato sulle pagine di Repubblica, il Fatto o l’Unità. Il premier avrebbe messo una taglia (con tanto di fondi già depositati su un conto bancario) pari a tre milioni di euro per chi riuscirà a smascherare le “gole profonde” che, dopo i vertici a Palazzo Grazioli, passano alla stampa i virgolettati del Cav. Più succulento il compenso per chi riuscirà a svolgere la stessa investigazione durante le sedute del Consiglio dei ministri: in questo caso il bounty sale a 5 milioni di euro.

Secondo l’autrice del pezzo, Barbara Romano, ciò che manda veramente in bestia Berlusconi “è quando le frasi che gli vengono attribuite sono vere”. Frase e concetto piuttosto sconcertanti, invero. Come che sia, questa favoleggiata “taglia” dovrebbe servire anche a ridurre lo stress a cui è sottoposto il povero Paolo Bonaiuti, che ormai è già pronto a smentire petrolinianamente Berlusconi (cioè ancor prima che il medesimo apra bocca), soprattutto quando lancia strali contro il presidente della Camera.

Sarà che siamo terribilmente naif, ma proprio non riusciamo a capire il cui prodest di un simile articolo, per giunta da un giornale amico. Una ripiccuccia verso il premier, che proprio non riesce “a prendersi” con la stampa, amici e parenti inclusi, spesso facendo tutto da solo? Un colpo di sole collettivo di autrice e direzione del quotidiano? Vai a saperlo. L’unica interpretazione che un simile pezzo suggerisce è che il premier ha un senso dell’umorismo sempre più surreale (o correlativamente che i giornalisti ne sono sempre più sprovvisti, dopo anni trascorsi a narrare l’epica dell’inquilino di Palazzo Chigi); oppure che siamo di fronte ad un tale livello di frustrazione che, innestandosi in un ego extralarge, sconfina nella paranoia. Nell’uno o nell’altro caso, non è un bel leggere.

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