Vacanze alternative

Siamo certi che ciò susciterà nuovi brividi di sdegno in quanti considerano il Quirinale come una fonte inesauribile di incostituzionali ingerenze nella sovrana (in)attività dell’esecutivo ma pare che oggi, durante la cerimonia del Ventaglio, Giorgio Napolitano abbia pronunciato la seguente frase:

“L’istituzione governo non può ormai sottrarsi a decisioni dovute, come quella della nomina del titolare del ministero dello Sviluppo Economico o del presidente di un importante organo di sorveglianza come la Consob”

Inescusabile vulnus, in effetti.

E’ singolare che il premier, così lesto nell’elevare all’onore degli altari ministeriali il buon Aldo Brancher, sia pure con deleghe che resteranno consegnate ai misteri della storia, continui a traccheggiare su un ministero così rilevante, soprattutto in questo momento di crisi. Dopo le dimissioni di Claudio Scajola, quasi tre mesi addietro, Berlusconi ha preso l’interim del ministero, e se lo è tenuto, lasciando in ambasce anche Confindustria, che ha perso un interlocutore istituzionale diretto. A questo punto, se lo Sviluppo Economico non serve, se ne redistribuiscano le funzioni e la dotazione (come già iniziato con la gestione dei fondi FAS, assegnata al ministero per gli Affari Regionali di Raffaele Fitto), e lo si sopprima, anche formalmente. E’ incredibile come una maggioranza in cui viene insufflato quotidianamente il carisma del Leader sia lacerata da contrasti, anche tra i fedelissimi (quindi al netto dei reprobi finiani), manco fosse la Balena Bianca dei bei tempi andati.

Sulla Consob, che dire? Una autorità fondamentale per il governo del nostro mercato finanziario si trova senza presidente e con tre soli membri su cinque previsti. Ma non è grave: in fondo i mercati sono molto tranquilli, e stiamo vivendo una fase di grande serenità economica. Niente nomine forse perché anche in questo caso la comunione d’intenti interna alla maggioranza è assai meno granitica di quanto ci venga quotidianamente garantito? In fondo, un partito con una ventina di correnti e innumerevoli cacicchi rissosi dietro l’amorevole facciata unanimistica contro i comunisti di Fini (oggi Feltri fa persino ululare dall’aldilà l’oracolo della Fallaci) tende a produrre esiti di questo tipo.

Il Cavaliere ha deciso di riorganizzare un partito dove “va tutto bene, tutto perfetto”, anziché andare in vacanza. Se gli avanza tempo, provi a buttare un occhio anche ai problemi economici del paese, e si attivi per colmare le vacanze istituzionali di sua pertinenza.

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