Camillo, chi era costui?

di Mauro Gilli

Apprendiamo che, secondo Christian Rocca, il seguente scambio tra Henry Kissinger e Richard Nixon dimostrerebbe la bancarotta morale del realismo politico:

Kissinger: “The emigration of Jews from the Soviet Union is not an objective of American foreign policy. And if they put Jews into gas chambers in the Soviet Union, it is not an American concern. Maybe a humanitarian concern.”
Nixon: “I know. We can’t blow up the world because of it”

Ha ragione Rocca? No.

In primo luogo, prendere una discussione privata, decontestualizzarla, e attribuirvi valore politico è semplicemente demenziale. Non sappiamo cosa si fossero detti Golda Meir, Nixon e Kissinger durante l’incontro, e cosa si fossero detti Nixon e Kissinger prima e dopo questo scambio.

In secondo luogo, Rocca reitera da sempre lo stesso errore metodologico: attribuisce moralità ai fini perseguiti, e non ai risultati. Seguendo il suo ragionamento, i politici andrebbero votati non per cosa ottengono ma per cosa promettono. Andiamo bene.

Infine, Rocca accantona un po’ troppo sbrigativamente il contesto politico: nel 1973 gli USA non avevano praticamente leverage sull’URSS. Questo a me sembra il punto centrale. Non puoi costringere il tuo avversario a fare qualcosa se non hai leverage su di esso, cioè capacità di costringerlo a compiere ciò che tu desideri. All’epoca gli USA pagavano i costi della guerra in Vietnam, la crisi sociale interna, la debolezza del dollaro, etc. Pensare che potessero fare la voce grossa con l’Unione Sovietica rivela incapacità a comprendere le dinamiche dei rapporti di forza in politica internazionale. Ma per Rocca, if you have will, you can do whatever. Un po’ come Superman o Capitan America.

Ma questa non è l’unica lacuna metodologica o contraddizione del Rocca-pensiero. Il blog Camillo prende il nome da Camillo Benso Conte di Cavour, di cui Rocca afferma di essere estimatore. Ma date le opinioni espresse in questo e in altri post, viene naturale dubitare che Rocca conosca davvero le gesta dell’uomo al quale ha dedicato il suo blog.

Cavour fu infatti il più realista e spregiudicato primo ministro che l’Italia abbia mai avuto. Come ha scritto Patrick Turnbull nel suo “Solferino: The Birth of a Nation“, se c’è un primo ministro che fu più bismarckiano di Bismarck, che fece della Realpolitik la sua lingua ufficiale, questo fu senz’altro Cavour. Egli pose gli interessi nazionali del Regno di Sardegna sopra ogni altra considerazione – fosse essa legale, morale, o politica. Cavour non esitò infatti a mandare i soldati italiani in Crimea con il solo fine di poter poi “riscuotere” il sostegno degli altri paesi europei sulla “questione italiana”. Non solo: arrivò addirittura ad augurarsi che ci fossero delle vittime tra i soldati italiani, così che il “credito” da riscuotere verso Francia e Inghilterra fosse più alto.

D’altronde, fu lo stesso Cavour, riferendosi alla strategia di “counterinsurgency” utilizzata dall’esercito piemontese contro il “brigantaggio” nel Mezzogiorno (villaggi rasi al suolo, dinamite piazzata sotto abitazioni civili, fucilazioni di massa), ad ammettere: “se ci processassero in un tribunale civile per quel che abbiamo fatto, ci tratterebbero come i peggiori criminali”. Un Camillo alquanto realista, ne converrete.

Update 28 dicembre 2010 – Kissinger replica alla decontestualizzazione dell’editoriale di Michael Gerson, pubblicato sul Washington Post il 21 dicembre, e che ha innescato gli abituali fremiti neocon di Rocca.

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