Macromonitor – 19/12/2010

Sta per chiudersi un anno che si è dimostrato molto turbolento sui mercati finanziari e in economia. La crescita mondiale nel 2010 si attesterà probabilmente intorno al 3,8%, ancora con un significativo contributo dei paesi emergenti. Tutte le maggiori asset class quest’anno hanno prodotto ritorni positivi: in vetta l’oro, seguito dalle obbligazioni ad alto rendimento (high yield) e da quelle dei paesi emergenti. Fanalino di cosa i titoli di stato.

Per l’anno prossimo, proseguendo la crescita, è verosimile attendersi l’inizio di un ciclo restrittivo nella politica monetaria anche nei paesi sviluppati, anche se la stessa previsione era stata formulata dalla maggioranza degli analisti lo scorso anno di questi tempi. Nei paesi sviluppati, l’ampia divaricazione tra un settore pubblico pesantemente indebitato ed un settore privato con bilanci mediamente in salute rappresenterà un tema centrale anche nel 2011. Di conseguenza, è probabile che gli investitori proseguano ad investire nel settore privato (azioni ed obbligazioni societarie). Il territorio di confine tra un settore privato in salute finanziaria ed un settore pubblico in difficoltà sembrano essere le banche, soprattutto in Europa.

I mercati emergenti quest’anno hanno smesso di comportarsi da asset class ad alto rischio per divenire una sorta di rifugio sicuro per gli investitori. E’ probabile che la tendenza possa proseguire anche all’inizio del 2011, sollevando il problema dell’eventuale surriscaldamento delle congiunture di quei paesi.

Nell’ambito delle obbligazioni, i titoli di stato godranno di curve molto inclinate. Una politica monetaria ancora molto espansiva, sorretta da bassa inflazione e crescita modesta rispetto al potenziale (Stati Uniti, Euro e Giappone), rappresenteranno elementi a sostegno dei titoli governativi. Per contro, rendimenti ancora storicamente bassi ed una crescita in accelerazione spingeranno gli investitori verso attivi più rischiosi, come l’azionario. Restano elevati rischi nella periferia dell’area euro, che rischiano di essere esacerbati da un pesante calendario di nuove emissioni.

Il mercato azionario l’anno prossimo dovrebbe inizialmente beneficiare dell’ultimo stimolo fiscale statunitense, mentre le obbligazioni societarie godranno di solida crescita, forti fondamentali e domanda ancora robusta, anche se parte del progresso nella riduzione degli spread potrebbe essere annullato dall’aumento dei rendimenti sui titoli di stato. Anche per questo motivo, gli investitori potrebbero privilegiare le obbligazioni a minore merito di credito, cioè più rischiose.

Sul mercato dei cambi, dopo un vigoroso rally nel primo semestre, il dollaro sta terminando il 2010 in ribasso del 3%, ponderato per i flussi commerciali, e contro il 75% delle valute globali. L’andamento del biglietto verde è atteso continuare in modo erratico, con probabili oscillazioni anche ampie e violente, indotte dai deficit fiscali negli Stati Uniti e nell’Europa periferica. Il rischio di rifinanziamento in Europa resta molto elevato, e ciò condizionerà il cambio euro-dollaro, assieme con la prosecuzione della stretta fiscale in Europa, agli acquisti della Banca centrale europea ed agli eventuali ulteriori interventi del Fondo Europeo di Stabilizzazione Finanziaria.

Riguardo le materie prime, la condizione attuale è quella di mercati molto “stretti”, con le curve di molte commodities (soprattutto petrolio e rame) che esibiscono un profilo in backwardation, cioè con i prezzi spot e futures su scadenze ravvicinate che risultano superiori a quelli su scadenze più remote. Questa circostanza, unita a condizioni di offerta piuttosto strette ed alla forte domanda dei paesi emergenti (che spingono al rialzo i prezzi a pronti) dovrebbe sostenere i prezzi delle materie prime.

Macromonitor torna nel 2011. Ai lettori l’augurio di buone feste.

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