La triste storia di un paese che divorò se stesso

Per rispettare i nuovi vincoli europei, soprattutto di riduzione del debito,

«Gli elevati valori di saldo primario andrebbero conservati nel lungo periodo, rendendo permanente l’aggiustamento sui livelli della spesa, oltre che impraticabile qualsiasi riduzione della pressione fiscale, con la conseguente obbligata rinuncia ad esercitare per questa via una azione di stimolo sull’economia»

Lo sottolinea la Corte dei Conti nel rapporto 2011 sul coordinamento della finanza pubblica.

Che tradotto vuol dire che, in assenza di crescita, tutto l’eventuale extragettito derivante da recuperi di evasione (vera o presunta), servirà per tenere in equilibrio i conti pubblici e non per ridurre la pressione fiscale, che anzi è destinata ad aumentare. Non è una novità per i lettori di questo sito, che ieri hanno potuto leggere:

Ad esempio, quando il governo decide l’odiosa pratica del solve et repete per recuperare materia imponibile da subito, o quando Equitalia vien fatta oggetto di manifestazioni di ostilità che sconfinano nell’aggressione fisica, proprio perché la disperata ricerca di gettito accentua l’oppressione fiscale

(…) Ma l’edificio scricchiola sinistramente, perché la non-crescita porta ad accanimento fiscale e spesso ad inventarsi tipologie di evasione fiscale che semplicemente non sono tali. Con buona pace dell’extragettito che andrebbe destinato a riduzione della pressione fiscale. L’extragettito semplicemente non esiste, quando non c’è crescita.

Appunto.

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