Di sciacalli, analfabeti e venditori di fumo

Su il Giornale (e dove, sennò?) un pezzo a firma Giuseppe De Filippi (ma quello del Tg5?) cerca di vedere il bicchiere mezzo pieno e lasciarsi alle spalle la negatività che emerge dal rapporto Istat di ieri. E lo fa con argomentazioni eteree, come si conviene a chi è un inguaribile ottimista, oppure un propagandista, oppure un perfetto ignorante in materia economica. Sceglierete voi.

Si parte subito con la critica a dati macroeconomici che avrebbero frequenza troppo elevata. Ricorda un po’ lo Scajola dei tempi migliori, quello che voleva rompere il termometro. Né manca il malizioso suggerimento che la presunta solennità dell’evento di ieri rappresentasse in realtà un trappolone comunista ad orologeria, perché posto così vicino ai ballottaggi, signora mia.

Il messaggio di De Filippi è però chiaro: la ripresa è vicina, i consumatori vedono rosa, migliorano le prospettive per l’occupazione. A riprova, il nostro commentatore presenta il dato (pubblicato giusto ieri da Istat) della fiducia dei consumatori, nel quale De Filippi sente suonare le trombe della riscossa. Si respira profumo di benessere, passata è la tempesta, odo augelli far festa. Sfortunatamente non è così.

Se De Filippi avesse un minimo di dimestichezza con la realtà e con l’economia, si sarebbe premurato di osservare (e verificare) un dettaglio: il grado di corrispondenza tra fiducia dei consumatori e vendite al dettaglio, che di quella fiducia è il figlio naturale, con un ritardo variabile. E’ sufficiente confrontare, quindi, anche in maniera del tutto grezza, per semplice giustapposizione, l’andamento della fiducia dei consumatori con quello delle vendite al dettaglio. Lo abbiamo fatto noi per lui (e per voi) qui sotto, con gli indici nominali destagionalizzati delle vendite al dettaglio e della fiducia dei consumatori.

Sorpresa sorpresa, scopriamo che tra le due grandezze non esiste (più) alcun legame. La fiducia rimbalza, dopo il crash Lehman? Le vendite al dettaglio restano desolatamente piatte. E pensate che, in Italia, si tratta di un dato nominale, il che significa che le vendite al dettaglio reali da noi sono cedenti da anni. Non perdete tempo a verificare se esistono relazioni non lineari, o differenziali, tra le due grandezze: non ce ne sono proprio.

Focalizzarci su una variabile che dovrebbe rappresentare aspettative, ma che ha cessato di raccordarsi con la realtà, equivale e continuare a vendere illusioni ad una popolazione ormai completamente rimbecillita dalla propaganda di questa compagnia di giro di venditori di fumo e dei loro sempre reattivi trombettieri. O analfabeti economici? O panglossiani motivatori delle folle? We report, you decide.

Fiducia dei consumatori italiani
Vendite al dettaglio nominali italiane

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