Macromonitor – 12/6/2011

Altra significativa flessione di mercati azionari e dei crediti, sulla scorta di notizie ancora negative per l’economia. Rimbalzo del dollaro e dei titoli di stato, ulteriore spunto rialzista del greggio.

Le azioni sono in ribasso da due mesi, rispecchiando fedelmente per ora la correzione dello scorso anno, durata in tutto quattro mesi. Ci si domanda se questa replica proseguirà, ed in che forme ed intensità.

Quello che, malgrado tutto, resta lo scenario centrale, prevede un rimbalzo della produzione industriale nel terzo trimestre, assumendo che la domanda continui ad espandersi secondo il trend. Il rischio a questo scenario è che i prezzi dell’energia finiscano con l’indebolire il consumatore più del previsto, inducendo i produttori ad assumere meno persone, deprimendo la crescita del reddito e, quindi, la domanda futura. Gli indicatori più recenti di spesa ed assunzioni mostrano che questo rischio è effettivamente cresciuto.

Gli elementi alla base della correzione di quest’anno sono simili a quelli dello scorso anno: un ciclo delle scorte manifatturiere dovuto a sovrapproduzione, un rallentamento della domanda dovuto alla crescita dei prezzi del greggio, inasprito dall’aumento di pressioni sul debito della periferia dell’area euro e da timori riguardo l’impatto della stretta cinese. A tutto ciò si sommano le conseguenze dello tsunami giapponese, i cui effetti continuano ad essere previsti come temporanei, come sembrano suggerire i dati di attività giapponese di maggio, appena pubblicati. I dati macroeconomici al momento sono indicativi di una crescita americana del secondo trimestre dell’ordine del 2 per cento annualizzato.

Il rischio di una correzione più profonda del previsto, e tale da indurre un trend ribassista dei mercati rischiosi viene da un’ascesa più rapida del previsto dei prezzi petroliferi, tale da costringere le banche centrali ad una stretta monetaria. La riduzione del grado di indebitamento dei consumatori di Stati Uniti e Regno Unito appare già incorporata nelle aspettative, escludendone un’accentuazione.

Nel reddito fisso, nuova settimana di rally dei mercati, in particolare dei Bund tedeschi, che sfruttano anche il desiderio degli investitori di rifugiarsi nella qualità, a fronte delle persistenti incertezze della periferia di Eurolandia. I tedeschi sembrano irremovibili nella richiesta di contributo dei privati al nuovo pacchetto a favore della Grecia, mentre la Bce si oppone in modo altrettanto netto ad ogni ipotesi di ristrutturazione forzosa del debito di Atene. Per riconciliare le due posizioni c’è tempo fino al vertice europeo del 23-24 giugno. Nei mercati core (Stati Uniti, Germania), i rendimenti sono oggi ai minimi dell’anno. La temporanea risoluzione della vicenda greca potrebbe indurne un rimbalzo, ma l’elemento decisivo in tale direzione restano i dati del ciclo economico.

Sui mercati azionari, i deboli dati economici hanno segnato la sesta settimana consecutiva di ribasso. L’indice MSCI AC World in valuta locale è ora negativo da inizio anno e si trova sotto l’importante soglia tecnica della media mobile a 200 giorni. Ciò, unitamente a posizioni ancora lunghe di investitori azionari quali gli hedge fund, lascia i mercati vulnerabili nel breve termine. Un rimbalzo dei dati manifatturieri potrebbe servire da catalizzatore per una ripresa dei mercati, ma è probabile che occorra attendere luglio e agosto per conferme e smentite. La reporting season americana del secondo trimestre inizierà a luglio parte con attese piuttosto ambiziose, la cui mancata realizzazione potrebbe deprimere ulteriormente il mercato, e forzarne la capitolazione.

Sui mercati del credito, gli spread si sono allargati in settimana in modo sostanziale, a causa dei ribassi azionari e del rally nei governativi. La crisi europea di debito sovrano continua a mettere pressione al settore delle banche.

Sul mercato dei cambi, altri record negativi per il dollaro (contro il dollaro neozelandese), mentre quello canadese si trova molto vicino al proprio massimo dal 2007. Delle valute che negli ultimi mesi hanno segnato nuovi massimi storici contro dollaro, solo lo yen si trova in condizioni di flessione delle esportazioni, per evidenti motivi legati allo tsunami. Euro, franco svizzero, dollaro australiano sono ancora ben lungi dal manifestare simili tendenze. Nelle prossime settimane si verificherà se le commodity currencies risentiranno del rallentamento economico in atto.

Le materie prime sono invariate in settimana, con rialzi per Brent e mais controbilanciati da forti flessioni per rame e grano. Il meeting Opec dello scorso mercoledì non ha raggiunto un accordo per aumentare la produzione di greggio. L’Arabia Saudita ha quindi annunciato che aumenterà la produzione autonomamente per far fronte alla domanda di mercato, ma l’operazione si preannuncia non facile. Si stima che la produzione saudita dovrebbe aumentare di quasi un milione di barili al giorno per evitare riduzioni degli stock di scorte nel corso della stagione estiva. L’insieme di queste circostanze appare supportare i prezzi. I prezzi del mais hanno toccato in settimana un nuovo massimo storico di tutti i tempi, dopo che il Dipartimento dell’Agricoltura statunitense ha tagliato le stime delle scorte di oltre il 20 per cento rispetto allo scorso mese, soprattutto a causa di maggiori importazioni da parte della Cina, che fronteggia flessioni nei raccolti causate da avverse condizioni meteo.

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