Incubo in pillole

  • Come avevamo segnalato, LCH Clearnet (la SA e non la Ltd., quindi ci sono margini per fare peggio) ha alzato i margini di deposito per operazioni di pronti contro termine che coinvolgano carta sovrana italiana. L’aumento varia dal 3 al 5,5 per cento, a seconda delle scadenze, e renderà ancor meno appetibile l’investimento in titoli italiani da parte delle banche. Di fatto, la Bce diverrà ancor più l’unica lifeline delle banche;
  • E’ evidente che, oggi, le scelte di portafoglio degli investitori globali prevedono un forte ridimensionamento del peso dei titoli italiani in portafoglio. Il mondo è ora troppo piccolo per contenere tutti i nostri Btp;
  • La manfrina delle cosiddette dimissioni di Berlusconi aumenta l’incertezza, e nell’incertezza si vende. Il problema è che non esiste, oggi, uno schieramento sufficientemente compatto per subentrare al governo, per via parlamentare. E soprattutto che non c’è accordo sull’attuazione rapida di quanto richiesto nella lettera della Bce. Non stupisce che il “vicerè” Olli Rehn abbia posto 39 domande a Tremonti;
  • Anche se l’Italia desse seguito in modo rapido e puntuale alle richieste europee, ciò difficilmente basterebbe per frenare l’aumento dei rendimenti, che deriva da posizionamenti di portafoglio in cui il peso dell’Italia è stato ridotto, forse non a titolo temporaneo. Gli acquisti della Bce nell’ambito del Securities Markets Programme non servono a ridurre i rendimenti sui Btp, e creano continue tensioni politiche e “crisi esistenziali” nell’Eurotower.
  • Servirà togliere l’Italia dai mercati per il tempo necessario al risanamento. Per fare questo serve un EFSF che abbia il volume di fuoco massimo possibile, e per fare ciò serve che abbia dietro la Bce. In alternativa, da subito, la Bce potrebbe comprare sul mercato secondario, con acquisti non sterilizzati;
  • In sintesi, serve creatività, e molta, oppure molti piccoli chimici sperimenteranno in vivo cosa significa davvero fare default. E piangeranno sulla loro stupidità.