I quattro peccati capitali d’Europa

Nell’ultimo Regional Economic Outlook per l’Europa del Fondo Monetario Internazionale (pubblicato lo scorso ottobre) c’è una interessante disaggregazione delle quattro determinanti dell’aumento del rapporto debito-Pil per i quattro maggiori paesi europei, di cui tre appartenenti all’Eurozona. Le evidenze sono molto interessanti.

Giungiamo a scoprire, ad esempio, che per la Germania l’incremento maggiore nell’indebitamento, nel periodo 2007-2011, è derivato dal sostegno al proprio settore finanziario (creazione di bad bank, acquisizione di quote di partecipazione in banche come Commerzbank, ecc.) e da misure di stimolo esplicito, compensate in parte dal recupero di gettito favorito dalla crescita economica. Quando si dice l’importanza di avere i conti a posto, per poter agire in modo anticiclico o a contrasto di crisi molto gravi, come questa.

Per Francia e soprattutto Regno Unito tale deriva fiscale è stata invece indotta dalla perdita non compensata di gettito fiscale, cioè dalla caduta dell’economia ben al di sotto del proprio potenziale. Nel caso dell’Italia si scopre (si fa per dire, visto che già lo si sapeva) che i conti sono stati tenuti in ordine, nel senso che una serie continua di strette fiscali ha compensato la flessione di gettito causata dalla caduta del livello di attività (in altri termini che gli stabilizzatori automatici da noi sono stati soppressi), ma soprattutto che la nostra espansione di debito deriva pressoché interamente dal differenziale tra costo reale del debito e crescita reale dell’economia. La nota (non a tutti, a dire il vero) relazione che postula che, quando il costo del debito eccede la crescita, il debito si autoalimenta ed entra in una spirale potenzialmente esplosiva.

Come vi diciamo sino alla nausea, questo è da sempre il problema italiano. E avere soppresso gli stabilizzatori automatici negli ultimi anni (certamente per imposizione esterna, ma non facendo riforme di struttura che potessero innalzare la crescita potenziale) non ha fatto che aggravare il problema. Per questo, senza crescita, anche la pesantissima manovra annunciata ieri dal governo Monti rischia di essere gettata alle ortiche. Ma per avere crescita occorre che il contesto globale cresca e che il nostro paese possa agganciare la ripresa anziché rimanere da essa isolato, come invece accade da troppo tempo a causa dei nostri colli di bottiglia strutturali. Attendiamo quindi le decisioni del dinamico duo Merkozy (la più grave minaccia alla pace in Europa negli ultimi sessant’anni) e le prossime decisioni del governo in materia di liberalizzazioni. E chi è credente, preghi.

IMF-debt-drivers-chart

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