L’Europa di Trilussa

Giusto compiacersi per la flessione dello spread degli ultimi giorni, ma contestualizzando e senza lasciarsi andare a trionfalismi fuori luogo. Il tutto ricordando che è vero che i mercati anticipano, anche di molto, ma l’economia reale è entrata in una fase di sofferenza che non sarà breve.

E’ di oggi la notizia che la prima stima dell’indice dei direttori acquisti delle imprese di servizi europee, calcolato da Markit, mostra una lieve risalita oltre la soglia di stazionarietà (da 48,8 a 50,5), mentre quello manifatturiero segna una decelerazione nel passo di contrazione della manifattura, da 46,9 a 48,7. Il dato è frutto della divaricazione tra l’ascesa tedesca, la stazionarietà francese e la contrazione di altri paesi, quali il nostro. Peraltro, l’espansione nel settore dei servizi avviene in presenza di riduzione dello stock di ordini arretrati, e senza alcun beneficio sui livelli occupazionali. Ancora una volta, siamo di fronte ad una Europa di Trilussa: l’aggregato forse sfuggirà alla recessione, ma l’aggregato è fatto di Germania ma anche di Italia e Spagna.

Per il nostro paese, inoltre, gli ultimi dati Bankitalia sulla crescita dell’offerta di moneta mostrano il pesante credit crunch in atto (vedi grafico qui sotto), esacerbato dalle decisioni dell’EBA, oltre che dal peggioramento del portafoglio crediti, che non può più essere nascosto sotto il tappeto. Anche se l’EBA tornerà parzialmente sui propri passi, a seguito delle forti pressioni che da un po’ ovunque le stanno piovendo addosso, la situazione del nostro credito non è destinata migliorare in tempi rapidi. Con buona pace dei politici che invocano nuovamente l’intervento dei prefetti e che pensano che la liquidità della Bce serva a qualcosa di realmente differente dal contrastare il calo dei depositi. Mettetevi il cuore in pace, cari parolai: le banche italiane hanno dei problemi, e non lievi.

Bene le ultime tendenze di mercato, quindi, ma sentire (come ci è capitato ieri, per bocca del vicedirettore del Sole, Alessandro Plateroti) che lo spread italiano è stato posto su “un sentiero assolutamente sostenibile” dà l’impressione di essere finiti su Marte. E peraltro sono i rendimenti ad essere sostenibili, non lo spread, malgrado le simulazioni di Bankitalia dicano cose differenti e in parte fuorvianti i non addetti ai lavori.

Credit crunch
Italia, andamento dell'offerta di moneta

 

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