La via giudiziaria al rating – Risponde Massimo Giannini

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Caro Phastidio,

una premessa: il sito in questione è una delle mie prime letture del mattino. Preparatissimo, informatissimo. E poi: idee sempre suggestive, prosa molto brillante.

Per questo (la stima che ho di Phastidio) mi permetto amichevolmente di respingere le critiche al mio editoriale di ieri su A&F sulla via giudiziaria al mercato. Spiego sommariamente perché, per singoli punti.

1) Quando scrivo che le agenzie “scherzano col fuoco” non mi riferisco certo ai report che accompagnano le valutazioni sui rating degli emittenti. Parlo invece delle dichiarazioni a margine, delle anticipazioni a mezzo stampa su possibili downgrading in arrivo. Insomma, a tutto quello che non attiene alle “pagelle finali”, su debiti sovrani e su aziende. L’unica attività per la quale le agenzie di rating dovrebbero comunicare con l’esterno.

2) La definizione di Ghino di Tacco, mi pareva ovvio dal tono dell’articolo, era fattuale, e puramente metaforica. Non sottintende chissà quale trama segreta, quale ricatto improprio. Figuriamoci il Bilderberg! Chi mi conosce, e ha letto un po’ quello che scrivo, sa bene cosa penso di queste teorie complottarde care a una sinistra estrema ed esasperata che ha sempre bisogno (come la destra populista) di un “nemico esterno”.

3) La magistratura. Vorrei rassicurare Phastidio: nessun timore di “inferenze problematiche”! E perchè mai, poi? La mia critica all’iniziativa di Trani è di merito, e non ha nulla a che vedere col metodo. I magistrati fanno il loro mestiere. Sbagliano? Capita, e anche spesso. Ma proprio per questo la nostra giurisdizione (molto migliore di come viene descritta e recepita, al netto degli intollerabili ritardi per arrivare a sentenza) prevede un ottimo apparato di garanzie, che parte dal vaglio dei Gip e dei Gup e arriva fino ai tre gradi di giudizio. Dunque, non penso affatto che ci sia uno “strapotere” della magistratura inquirente. I pm di Trani non stanno compiendo un’azione “ultra legem“: semplicemente, a mio modesto parere, stanno facendo un errore, che temo non li porterà da nessuna parte. Tutto qui. Nessuna incoerenza, rispetto “al giornale su cui scrivo”…

4) Perché la mia conclusione sarebbe “melensamente cerchiobottista”, se poi Phastidio la chiosa, nel capoverso successivo, con un “verissimo”?

Anyway. E’ comunque un piacere discutere con persone intelligenti, anche quando si è su posizioni dissonanti. E grazie per il riferimento ai “prestigiosi commentatori”. Troppa grazia!

Cordiali saluti,

Massimo Giannini

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Caro Giannini,

Mantengo la mia perplessità per le “dissonanze” che ho riscontrato nel Suo articolo. Il lettore (o forse “questo” lettore) non riesce a cogliere il cambio di passo nel giudizio sulle agenzie di rating. Equipararle a Ghino di Tacco veicola il messaggio che si tratti (come ho scritto) di ricattatori professionali, e questo è semplicemente inaccettabile, non foss’altro che per puro buonsenso. Nei tempi in cui viviamo è utile (e necessario) evitare di titillare quello stesso cospirazionismo che giustamente si condanna.

Quanto alla fuga di notizie, si indaghi pure sulla vecchia-nuova fattispecie italiana di intimidazione, l’accusa di aggiotaggio, ma mi si consenta di obiettare che, ad oggi, non mi risultano casi di condanna di analisti di agenzie di rating per fattispecie di insider trading o assimilabile. Ciò sarebbe peraltro piuttosto bizzarro perché, come Lei avrà certamente notato, le variazioni di rating non tendono a “muovere il mercato” in modo meccanico.

Le “anticipazioni a mezzo stampa” temo provengano da altri ambienti, ma non voglio apparire fideisticamente garantista verso i dipendenti italiani di S&P. La procura di Trani indaghi pure, ma mi auguro che la procura medesima non presti il fianco a strumentalizzazioni politiche, che sono da sempre l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno in questo paese. Men che mai in questo momento. Concordo incondizionatamente con Lei che le indagini non condurranno la procura di Trani “da nessuna parte”. E temo che, nel preciso momento in cui ne avremo la certezza, partirà la grancassa sulle “protezioni” di cui i “poteri forti” ed altrettanto “occulti” godono. Siamo in Italia, dopo tutto.

A me, comunque, resta il dubbio (la certezza?) che in Italia esista il problema della cosiddetta obbligatorietà dell’azione penale, e della sua “interpretazione” da parte della magistratura inquirente. Anche al netto dell'”ottimo apparato di garanzie” della nostra giurisdizione.

Grazie per l’apprezzamento, che è ricambiato in modo non formale.

Cordiali saluti,

Mario Seminerio