Spagna e Italia, sistemi bancari in sofferenza

Per la serie “guardate quanto sono cattive le banche italiane”, può essere utile sapere che la dipendenza del sistema bancario spagnolo dalla liquidità della Bce ha toccato in febbraio i 152 miliardi di euro, da 70 miliardi di settembre 2011. Anche con questo poderoso supporto di liquidità il credito alle aziende non finanziarie è caduto, tra settembre e gennaio, di oltre 15 miliardi di euro, passando da 859,7 a 843 miliardi di euro, mentre i prestiti in sofferenza (non performing loans) sono aumentati di 8 miliardi di euro. Nello stesso periodo, lo stock di crediti alle famiglie è passato da 851,3 a 845 miliardi di euro. Considerato che le banche spagnole sono ancora ben lungi dall’aver completato la loro ristrutturazione epocale, è assai improbabile che la situazione possa cambiare nel breve periodo.

In Italia, nello stesso arco temporale che va da settembre 2011 a gennaio 2012 (dati Bankitalia) il credito alle famiglie è passato da 615 a 617 miliardi di euro, mentre il credito alle imprese non finanziarie è stato tagliato di una decina di miliardi, da 909 a 899 miliardi di euro. Riguardo le sofferenze totali del sistema bancario, oltre al fatto che in molti casi vengono considerati in bonis (cioè performing) crediti che ormai non lo sono più, è utile sapere che il loro numero è destinato a gonfiarsi nei prossimi mesi, quando andrà a regime la norma che impone di considerare come sofferenti i crediti scaduti da 90 giorni e non più da 180. Non a caso, oltre a imponenti svalutazioni su avviamenti ormai evaporati, le banche stanno aumentando gli accantonamenti a rettifiche su crediti. Come si nota, la situazione è difficile, per entrambi i paesi.

Date queste premesse, e sapendo (forse) in primo luogo che la liquidità della Bce è quantitativamente non rilevantissima rispetto al totale degli attivi delle banche italiane (al massimo intorno al 10 per cento), e che la qualità di tali attivi sta subendo comunque un rapidissimo deterioramento a causa di una congiuntura fortemente avversa, vorremo tanto evitare di leggere i soliti luoghi comuni very pop sulle banche all’ingrasso.

Le banche italiane stanno risvegliandosi alla realtà, fatta di presa d’atto che i valori degli attivi di bilancio sono divenuti scarsamente realistici, e che occorre quindi irrobustire la loro base di patrimonio. Sperando che, in qualche modo, la crescita ricompaia al termine dell’arcobaleno.

P.S. Oggi il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha detto che “il sistema finanziario italiano è in buona forma”, visto anche che “non ci sono stati salvataggi”. Ma ha anche ammesso che le banche “non sono molto redditizie”. La diplomazia è un’arte. Ma quell'”in buona forma” ci pare piuttosto forzato, anche facendo l’ovvia tara per il ruolo istituzionale di Visco.

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