Si può fare

Per celebrare le prossime elezioni politiche in Grecia, la Commissione europea ha vergato un agile documento di 17 pagine (che verrà presentato oggi in plenaria davanti al Parlamento europeo) in cui si spiega ai vincitori cosa serve per portare il rapporto debito-Pil al 117 per cento entro il 2020, come da condizioni dell’ultimo “salvataggio”. La genesi del famoso rapporto di circa il 120 per cento di debito-Pil, come sappiamo, è da ricondurre al “modello italiano”, e non ha alcuna valenza economica. Sarà interessante vedere come si comporteranno a Bruxelles e Berlino quando apparirà chiaro che l’Italia ha confortevolmente sfondato quel magico quoziente.

A parte ciò, per il biennio 2013-2014, il buon Barroso sollecita la ricapitalizzazione entro settembre 2012 delle banche greche, per facilitare il ritorno del credito alle piccole e medie imprese. Quelle che non sono morte, almeno. Fondamentale il ripristino della competitività, da ottenere con tagli nominali dei costi unitari di lavoro del 15 per cento nel triennio 2012-2014. Quanto alle altre prescrizioni, la solita litania degli ultimi tre anni: riforma del giudiziario, del sistema sanitario, della pubblica amministrazione, lotta alle frodi nelle pensioni di invalidità. La domanda sorge spontanea: che è stato fatto, ad oggi?

Pare poi che ai tagli di spesa, che sono ovviamente preferiti a nuove imposte, sfugga miracolosamente il settore della Difesa, che in Grecia pesa in misura rilevante sul Pil. Evidentemente, il paese necessita di proteggersi in caso di invasione turca, oltre che di mantenere i contratti con fornitori tedeschi e francesi. Le “raccomandazioni” sono indicate in un paragrafo del documento della Commissione il cui titolo è tutto un programma: “Si può fare”. Ricorda qualcosa: