Il pollo di Gollum

Le osservazioni del presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy (detto Gollum per la straordinaria rassomiglianza) prima del summit di Camp David del G8, oltre alla solita dose da cavallo di frasi fatte e buone intenzioni contengono una autentica perla:

«Il Consiglio europeo discuterà un’agenda proattiva di crescita alla cena del 23 maggio e la finalizzeremo al vertice del 28-29 giugno. Sotto questo aspetto [della crescita, ndPh.] non si dovrebbe dimenticare che in termini aggregati la crescita in area euro è positiva e sta accelerando, mentre i nostri saldi esterni con il resto dell’economia globale sono in equilibrio»

Sublime.

Parlare di “crescita positiva ed in accelerazione” quando in Eurozona il Pil del primo trimestre è a crescita zero sul trimestre e sull’anno è piuttosto spericolato. Ma forse Van Rompuy si riferiva allo scampato pericolo, visto che le attese erano per un calo del Pil a livello aggregato dello 0,2 per cento. Ma il problema è e resta questo benedetto “livello aggregato”, che occulta (si fa per dire) divergenze crescenti tra i paesi membri dell’area e funziona come il celeberrimo pollo di Trilussa. Discorso pressoché identico per il saldo delle partite correnti, cioè il vincolo esterno.

Siamo in equilibrio a livello aggregato come somma algebrica del surplus tedesco e del deficit greco, portoghese, spagnolo, italiano e francese. Gli squilibri persistono anche qui, solo che l’equilibrio complessivo del saldo ci toglie anche la motivazione fondamentale a deprezzare il cambio dell’euro. I nostri partner internazionali potrebbero infatti controbattere: ma perché volete svalutare il cambio se non avete deficit commerciale? E hai un bel daffare a spiegare che la periferia ce l’ha eccome, quel deficit. Nulla da fare, “è la somma che fa il totale”. E se lo dice il massimo burocrate d’Europa, chi siamo noi per tentare una confutazione?

La situazione resta grave, ma sempre meno seria.

Van Rompuy EU flag