A che ora è il default dell’Europa?

“La Spagna è sulla strada giusta”. Lo ha detto il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, in uno statement sugli esiti dell’Eurogruppo di oggi. Schaeuble ha sottolineato che la Spagna è sul percorso giusto “grazie alle riforme avviate nel settore del mercato del lavoro, delle Regioni, e altri campi importanti”. ”Una parte del settore finanziario – ha aggiunto però – deve ancora digerire le ripercussioni dell’esplosione dell bolla immobiliare che, a causa dei necessari ammortamenti in questo ambito, porta a un bisogno di capitale non insignificante” (Ansa, 9 giugno 2012)

Evidentemente, erano i mercati a non aver capito.

Certo che, se concedi un prestito ad un paese, facendogli aumentare il debito di un sesto, e il primo giorno di mercato aperto successivo a tale “concessione” si verifica un’esplosione di rendimenti e spread, non ti viene in mente che possa esserci giusto qualcosa di vagamente disfunzionale, nell’intervento e nella logica generale che esso sottende? E quando quel paese sarà colato a picco per effetto di un credit crunch esacerbato da una stretta fiscale senza fine, dopo aver mancato il target (già innalzato) del debito-Pil al 5,3 per cento e finirà all’8, come da più parti si pronostica a mezza voce, che farai, dirai che quel paese non ha fatto i “compiti a casa”, o che deve “insistere sulla strada delle riforme”?

Non lo sappiamo, ma sappiamo per certo che in quella circostanza alcuni ottusi replicanti di casa nostra arriveranno a dare manforte, con la loro lunare ipotesi di “efficientare” un paese che sta per perdere l’accesso ai mercati finanziari oppure che lo manterrà ma a costi stratosferici, cioè destinati a vanificare qualsiasi tentativo di ripresa. Probabilmente finirà così, sulle note di pifferai “esperti” che di questa crisi hanno capito NULLA da subito, arrivando dapprima a negare l’esistenza del contagio finanziario in Eurozona, poi invocando l’esigenza di mettere a tacere e sedere trader e gestori di portafogli, colpevoli di fare soldi sulle disfunzioni istituzionali altrui.

E lo sanno, tutti i liberisti da filarmonica di casa nostra, che da un crack sovrano difficilmente usciranno elettorati di puri e puristi hayekiani e misesiani ma, assai più probabilmente, torme di terrorizzati fasciocomunisti nazionalizzatori e collettivisti? Queste sono le utopie di gruppi ultraminoritari soggiogati dal fascino dell’ingegneria sociale che ci ha regalato follie rosse e nere, inutile stupirsi.

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E mentre aspettiamo questo esito, non possiamo che essere terrorizzati scartando questa ennesima caramella avvelenata:

”L’Italia ha fatto molto, e con successo, e la strada è quella giusta”. Lo ha detto il portavoce del ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble a Berlino. Se Roma porterà avanti “in modo coerente” il percorso imboccato, ha aggiunto Martin Kotthaus, l’Italia potrà superare la situazione. “L’Italia non è in pericolo”, ha concluso il portavoce in italiano (Ansa, 13 giugno 2012)

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