Draghi, the day after

Dopo l’apparente nulla di fatto di ieri, oggi i mercati si strappano di mano i titoli della periferia europea, soprattutto ma non esclusivamente sulla parte breve (due anni) e media (cinque anni). Il Btp a due anni italiano, che ieri aveva chiuso a 3,75 per cento, e che il 24 luglio, due giorni prima della presa di posizione londinese di Mario Draghi, aveva toccato il 5,05 per cento, si trova oggi intorno al 3 per cento. Il biennale spagnolo, al 6,64 per cento il 24 luglio e al 4,83 per cento ieri sera, oggi si trova sotto il 4 per cento. Che accade?

Difficile dirlo con certezza. Noi ipotizzeremmo (come già anticipato ieri a caldo) che il mercato stia pesantemente scommettendo su una sequenza che vede almeno la Spagna chiedere assistenza. A seguito di questa capitolazione, l’EFSF inizia a comprare in asta titoli spagnoli, mentre la Bce compra sul secondario, con assenso dei tedeschi. In questo senso, non si può escludere che fondi comuni e soprattutto hedge fund abbiano deciso di scommettere pesantemente su un forte irripidimento della curva dei rendimenti, cioè su rendimenti della parte breve che scendono molto più di quelli a medio e lungo termine.

Ieri, in conferenza stampa, Draghi ha infatti detto che la Bce interverrà sulla parte a breve della curva, che poi è il regno della politica monetaria “classica”. Forse un messaggio rassicurante per i tedeschi, perché vedere una banca centrale che compra la parte a lunga della curva fa sempre un certo effetto, non necessariamente rassicurante. Resta il fatto che, se questo movimento dovesse resistere oltre le poche ore che siamo abituati a vedere, l’ipotesi di un effettivo compromesso tra Draghi e i tedeschi (per semplificare) prenderebbe corpo e gambe.

Se queste sono le premesse, il cerino è in mano a Mariano Rajoy, che oggi in conferenza stampa ha detto (tra tutte le altre cose, e l’ossessivo riferimento all’impossibilità di spendere soldi che non si possiedono) che vorrebbe prima capire in cosa consistono le misure non convenzionali della Bce, prima di richiedere un eventuale soccorso. Confermando di essere lievemente disconnesso dal mondo reale, peraltro. Se tanto ci dà tanto, e visto il precedente feroce diniego della necessità di ricevere aiuti per il proprio sistema bancario, diremmo che manca poco alla richiesta ufficiale di aiuti.

La morale, ammesso che ne esista una? Che forse occorrerebbe evitare letture affrettate e moralistiche sull’andamento dei rendimenti come sanzione o premio a santi e peccatori. Infatti, se anche la Spagna dovesse assoggettarsi al famigerato memorandum, nulla cambierebbe realmente; anzi, vi sarebbero nuovi e più traumatici tagli. E sarebbe indifferente, qui ed ora, se si trattasse di aumenti di imposte o tagli di spesa. L’esito sarebbe un avvitamento della crisi, nuovi buchi di bilancio e nuove accuse di lassismo allo sciagurato governo. La differenza la farebbe l’eventuale presenza di una o due entità “salvifiche” che si mettessero a comprare debito spagnolo a condizioni “calmierate”, sostituendosi a mercati indisposti a compiere un “atto di fede” e sperare nella comparsa della leggendaria “fiducia” che tutto risolve.

Quindi, nell’ordine: nulla è risolto; i mercati se ne fregano della virtù fiscale, a questo stadio della crisi; e Draghi, la Bce e la Ue dovranno ancora rispondere a molte, moltissime domande, non ultima quella sulla seniority degli acquisti di titoli di stato da parte dell’Eurotower, noto veleno per i creditori privati. E vedrete a quali e quante levate di ditino assisteremo nei prossimi giorni e settimane, tra la Baviera e Berlino. Che fa pure rima. Avendo ben presente che i mercati non regalano nulla. Al limite prestano.

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