Macromonitor – 14/10/2012

Prosegue la correzione dei mercati azionari, imputabile a prese di profitto dopo quattro mesi di rialzi pressoché ininterrotti, mentre gli altri attivi rischiosi non seguono, per questa volta, l’azionario.

Le stime aggiornate di crescita non mutano il quadro in essere, al netto di lievi rialzi per il terzo trimestre, imputabili a sorprese positive dal lato della produzione industriale. Le componenti di scorte ed ordini degli indici dei direttori acquisti mostrano la possibilità di lievi recuperi produttivi nel trimestre corrente. Negli Stati Uniti, i primi dati della reporting season del terzo trimestre confermano le attese di piccole flessioni degli utili su base annuale. Malgrado ciò, come più volte segnalato, l’andamento del mercato azionario conferma che a guidare gli spunti rialzisti è soprattutto la compressione dell’elevatissimo premio al rischio, per mancato materializzarsi di eventi fortemente avversi, che induce gli investitori a spostarsi su classi di attivi ad alto rendimento atteso, corretto per il rischio. Tale scenario d’investimento resta supportato dal forte calo della volatilità realizzata, a livello macroeconomico e di mercati finanziari.

Una potenziale fonte di instabilità e volatilità è data da eventuali sorprese dal contesto politico. Il cambio della leadership cinese, le elezioni presidenziali negli Usa, gli immancabili vertici europei. Il congresso del Partito comunista cinese è programmato per l’8 novembre, ed i mercati si attendono continuità nelle strategie di guida economica del paese. Il vertice europeo del 18 e 19 ottobre ha in agenda importanti punti relativi a problematiche di breve e di lungo termine, ma potrebbe produrre esiti scarsamente rilevanti anche per effetto della anestesia prodotta sui mercati dalla “promessa” di intervento da parte della Bce, e malgrado il costante deterioramento della condizione economica spagnola, che è comunque destinato a giungere al redde rationem. Ma è importante enfatizzare che, giunti a questo punto, tutti i progressi (ed i fallimenti) europei non potranno che venire dal percorso verso l’integrazione fiscale e politica. Negli Stati Uniti, indipendentemente da chi vincerà le elezioni, serviranno compromessi per evitare una recessione pressoché certa causata dall’ampiezza della stretta fiscale automatica prevista, visto che continua ad essere altamente improbabile che una delle due parti possa trovarsi a controllare l’intero sistema esecutivo-legislativo. E proprio questo scenario rappresenta una fonte di elevata incertezza che i mercati potrebbero non gradire.

Sul mercato obbligazionario governativo, ripresa delle quotazioni in settimana, pur senza uscire dal corridoio ristretto che regge da tempo. Entro tale stabilità si muovono tuttavia alcuni trend di rilievo, come la forte compressione degli spread sui titoli ipotecari (MBS, mortgage backed security), conseguente all’azione della Fed e destinata a durare, anche per effetto di una offerta piuttosto scarsa rispetto alla domanda. In Eurozona, si segnala la prima riduzione dei saldi debitori della Spagna sul sistema di clearing Target2 della Bce, frutto di verosimili rientri netti di capitali nel paese, incoraggiati dalla rete di protezione potenziale offerta dalla Bce più che dai fondamentali economici del paese, che restano in deterioramento. Tra le evidenze aneddotiche favorevoli alla periferia, si segnalano anche gli acquisti di obbligazioni bancarie e governative da parte di importanti asset manager globali statunitensi. Nel breve termine, tuttavia, il rischio di declassamento della Spagna a junk bonds da parte di Moody’s (dopo che in settimana anche S&P si è allineata sulla soglia minima di investment grade mantenendo peraltro outlook negativo) inducono alla prudenza.

Sul mercato azionario, prosegue la pausa di consolidamento indotta da mancanza di temi forti, dopo il sostanziale esaurimento dei movimenti di ricopertura. Negli Stati Uniti, il settore finanziario appare dotato di buone prospettive, grazie alla ripresa della domanda di credito ed al tentativo di ripresa immobiliare che appare poter mettere radici.

In settimana, materie prime in rialzo del 2 per cento espresso in dollari, guidate dal petrolio a seguito delle forti e crescenti tensioni tra Siria e Turchia, non per la consistenza della produzione siriana (che è risibile), quanto per i rischi di interruzioni della pipeline che collega Iraq ed Azerbaijan al Mediterraneo, e che transita in territorio turco a poche decine di chilometri dal confine siriano. Al momento il rischio attuale appare scarso, poiché il conflitto di frontiera è limitato a sporadiche schermaglie, ma sufficiente a creare nervosismo e far dipingere scenari peggiori.

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