Macromonitor – 11/11/2012

I mercati azionari reagiscono male alla vittoria di Obama, con un ribasso di circa il 4 per cento nelle ultime tre sedute. Di conseguenza, rendimenti obbligazionari in calo e spread in allargamento, ma materie prime largamente invariate.

Le elezioni statunitensi hanno di fatto confermato lo status quo a Washington, rischio di stallo incluso, ma confermano anche le prospettive d’investimento, con premi al rischio molto elevati in un contesto di politica monetaria attiva ed aggressiva, pronta ad attutire delusioni dal versante della crescita. Ma ora il destino di economia e mercati è decisamente in mano alla politica fiscale.

Gli Stati Uniti sono alla vigilia di intensi negoziati per evitare una recessione indotta dalla stretta fiscale automatica che dovrebbe scattare il primo gennaio prossimo. Nessuna delle parti coinvolte (Democratici e Repubblicani) ha interesse a vedersi attribuire la responsabilità di un simile esito negativo ma le differenze restano profonde, e destinate quindi a mantenere elevata l’incertezza. Nel frattempo, la Cina mostra segni di stabilizzazione mentre i dati provenienti dall’Eurozona continuano a deludere. I dati di attività cinese stanno cominciando a mostrare sorprese positive, come indicato dai dati di produzione industriale, vendite al dettaglio ed investimenti fissi di ottobre, pubblicati in settimana. Se la tendenza venisse confermata, la necessità di nuovi sostegni monetari e fiscali verrebbe meno. Il Congresso del Partito comunista cinese, iniziato giovedì 8 novembre, si protrarrà per una settimana e condurrà all’annuncio della prossima leadership del paese. Di grande importanza per il futuro dell’economia cinese sarà poi la conferenza economica annuale, che si terrà a dicembre, e dalla quale gli osservatori si attendono la conferma dello spostamento del baricentro della crescita verso i consumi domestici.

Sul mercato obbligazionario governativo la settimana ha visto una forte ripresa dei prezzi degli emittenti sovrani “sicuri”, in reazione all’andamento cedente dei corsi azionari. La Bank of England ha comunicato che il corrispettivo delle cedole incassate sui titoli di stato da essa detenuti verrà trasferito al Tesoro a partire dal prossimo anno. In tal modo verrà ridotta la quantità di titoli pubblici britannici in emissione, con un effetto netto finale del tutto equivalente a quello dell’easing quantitativo. Decisioni di questo tipo tendono a rafforzare la percezione che la politica monetaria è sempre meno indipendente da quella fiscale (e dal potere politico), come dimostrato anche dal braccio di ferro tra Bank of Japan e governo di Tokyo. Il rischio, quindi, è che tali percezioni si trasformino in aspettative inflazionistiche.

Sul mercato azionario, come detto, forte ripiegamento dei corsi dopo la conferma di Barack Obama e dei rapporti di forza in Congresso. I mercati asiatici sono beneficiati dalla possibilità di un ripresa della crescita cinese a passo soddisfacente, mentre quelli europei soffrono ancora per dati macro e volatilità indotta dalle ricorrenti criticità di Grecia e Spagna.

Sul mercato dei prodotti a spread si è verificato un generale allargamento a seguito della caduta dei mercati azionari e dell’esito delle elezioni statunitensi. I mercati rischiano di prezzare l’esito di una caduta in recessione dell’economia statunitense a seguito del fiscal cliff, anche se il consenso tra gli analisti prevede che i negoziati produrranno una stretta fiscale dell’ordine di “solo” un paio di punti di Pil. Se ciò accadesse, il venir meno di un macigno di incertezza oggi gravante sul mercato ed il persistente supporto della Fed in termini di politica monetaria espansiva potrebbero innescare un rally degli attivi rischiosi ed una compressione degli spread.

Sul mercato dei cambi, il post-elezioni Usa procede come nelle attese. La conferma degli stessi attori sulla scena sta portando il dollaro a rafforzarsi su tutte le altre valute (con la rilevante eccezione dello yen) per effetto di riduzione di posizioni a leva in attesa del fiscal cliff e del rischio recessivo che esso implica. La sorpresa, talmente ricorrente da non essere ormai più neppure tale, è che la volatilità resta molto bassa anche in momenti di movimenti importanti dei cross. In assenza di un accordo che eviti la stretta automatica di inizio 2013, il dollaro è atteso a movimenti di rafforzamento anche vistoso soprattutto sulle valute legate alle materie prime, secondo quanto tipicamente accade in tempi di shock avversi alla crescita. Il rialzo del dollaro avverrebbe, con buona probabilità, contro tutte le valute ma non contro lo yen, viste le imponenti posizioni corte finora accumulate sulla divisa nipponica.

In settimana, materie prime in rialzo di circa l’1 per cento, guidate dai metalli preziosi, che mettono a segno un rally di circa il 4 per cento. Il forte apprezzamento dell’oro è verosimilmente da porre in relazione alla vittoria di Obama, che indirettamente significa mantenimento dello status quo anche alla Fed, e quindi prosecuzione di easing quantitativo e rendimenti reali negativi. L’oro tende inoltre a beneficiare di fasi di elevata incertezza fiscale, come già accaduto lo scorso anno durante lo stallo ed il braccio di ferro congressuale sull’aumento del tetto legale del debito federale. I dati cinesi, come detto, sono usciti in settimana migliori delle attese fornendo supporto alle tesi che vogliono la congiuntura del paese in via di stabilizzazione. La ripresa cinese sarebbe quindi positiva per i metalli industriali, anche se il recupero del passo di crescita dell’8 per cento non sarebbe tale da scaldare troppo i prezzi delle materie prime industriali, visto anche il tentativo delle autorità economiche cinesi di orientare la crescita più sui consumi domestici che su investimenti ed export.

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