Le opportunità di un futuro represso

Pensieri e vaticinii di fine anno di Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos Partners e grande panglossiano di mercato, alla cui lettura il vostro titolare ricorre per uscire da un mood che rischia di essere unidirezionale per negatività. Prendetelo come uno dei tradizionali oroscopi ma ci trova concordanti, per quello che può valere.

Passati i Maya, passerà anche l’artefatto del Fiscal cliff ma ciò non porrà la parola fine alle nostre pene di investitori, e ci mancherebbe:

«Le pressioni strutturali si intensificheranno su molti fronti. L’invecchiamento dell’Occidente ha appena cominciato a farsi sentire. Nella seconda metà del decennio l’onda grigia dei figli del Baby Boom del dopoguerra diventerà ancora più potente e premerà su tutti i sistemi previdenziali e sanitari più di oggi»

Questa era facile. Più “suggestiva”, nel senso etimologico del termine, la gestione dei conti pubblici, che

«(…) resteranno sotto controllo solo con uno sgradevole mix di tagli allo stato sociale, pressione fiscale in costante aumento e monetizzazione del debito a perdita d’occhio»

Fugnoli prevede poi qualcosa che farà copiosamente salivare i nostri progressisti:

«Chi investe avrà sempre più a che fare con una tassazione crescente del patrimonio, del reddito da capitale e delle transazioni finanziarie. La fiscalità diverrà sempre più progressiva»

Ma qualcuno dovrà dire alla sinistra che questo aumento di fiscalità finirà col convivere con una ridefinizione in senso restrittivo di tutto l’impianto di welfare perché, se l’Occidente tutto è in crisi fiscale, qualcosa vorrà pur dire, ed i numerosi Robin Hood che affollano gli scaffali dell’ipermercato dell’offerta politica se ne accorgeranno presto, assieme ai loro speranzosi elettori. Più tasse per tutti, meno welfare per tutti: è la sbornia di debito, bellezza.

Segue la suggestione del “tratto di penna”, la cancellazione del debito in mano alle banche centrali, ove non arrivasse la repressione finanziaria, cioè i tassi reali negativi:

«I tassi d’interesse verranno mantenuti rigorosamente sotto l’inflazione. Le banche centrali continueranno ad accumulare titoli pubblici. Per qualche tempo manterranno la finzione che questi acquisti siano temporanei. L’exit strategy, che due anni fa veniva presentata come imminente, oggi appare lontana e fra qualche anno scivolerà nel mito. L’Inghilterra, prendendo atto pragmaticamente del fatto che il Quantitative easing è una partita di giro tra la tasca destra e la tasca sinistra del Tesoro e della banca centrale, ha già iniziato a cancellare gli interessi che passano da una parte all’altra e prepara il terreno per il giorno in cui il debito detenuto dalla Bank of England verrà cancellato con un tratto di penna»

Forse quest’ultima ipotesi non diverrà realtà così rapidamente, o forse sì, magari con lo scopo di dare un bello scrollone alle aspettative inflazionistiche e disancorarle, come arma estrema per combattere la deflazione da debito che ghermisce l’Occidente.

E l’Europa?

«In Europa il debito pubblico continuerà a crescere. Scenderà però il costo degli interessi, perché la Bce interverrà ogni volta che sarà necessario. Come è avvenuto in Giappone e in America, i compratori di titoli di stato si troveranno in mano la carta di un emittente sempre più indebitato che paga un interesse sempre più piccolo. L’economia europea a un certo punto si stabilizzerà, ma la disoccupazione e le sofferenze bancarie, due indicatori ritardati di ciclo, continueranno a crescere»

Tempi duri, per i creditori-risparmiatori-investitori. E non potrebbe essere altrimenti, visto che stiamo pur sempre tentando di realizzare un soft-default che tuttavia non porti con sé le distruzioni del temibile evento che inizia con la D. Ma altre vie non ne esistono, e se fossimo tutti meno millenaristici lo avremmo già capito da tempo.

E l’accigliata centrale del rigore? Per ora, se ne starà quieta:

«Quanto all’Europa, la benevolenza tedesca verso i paesi in crisi e la disponibilità della Germania e della Bce alla monetizzazione del loro debito non vanno date per definitive, ma fino alle elezioni del prossimo ottobre i messaggi che arriveranno da Berlino saranno tutti rassicuranti»

Morale? Pare vi siano elementi per ulteriore soppressione della volatilità. E, poiché la ricerca di un rendimento reale positivo da parte degli investitori globali sarà spasmodica, in astratto ed in teoria sembrano esserci spazi per un rally del debito della periferia dell’Eurozona, Italia e Spagna in primis. Se a questo aggiungiamo che la Bank of Japan potrebbe essere costretta a comprare bond esteri per deprezzare lo yen, diventando di fatto la nuova Svizzera, ecco che abbiamo una potenziale congiuntura astrale a nostro favore, poveri mediterranei decaduti e confusi.

Le contraddizioni si susseguono, il mondo può essere osservato solo attraverso un prisma la cui funzione è quella di mandare in frantumi le certezze. E ora, fate il vostro oroscopo e soffiate la vostra bolla.

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