Macromonitor – 20/1/2013

Altra settimana di recuperi per gli attivi rischiosi in continua assenza di corrispondenti perdite per i titoli di stato. Migliorano i dati cinesi, suggerendo la possibilità di revisione al rialzo delle previsioni per l’anno.

Malgrado il continuo rally dell’azionario, gli investitori non ritengono di liberarsi delle posizioni in obbligazioni societarie ed emergenti sin qui accumulate, malgrado rendimenti a minimi storici in questi mercati, forse fiduciosi nel sostegno alle quotazioni fornito dall’ingresso di investitori ritardatari. Una simile psicologia, ove dominante su considerazioni fondamentali, potrebbe rappresentare uno degli elementi caratteristici di una bolla finanziaria, ma allo stato attuale pochi investitori stanno usando la leva finanziaria, mentre i fondamentali degli emittenti societari ed emergenti restano mediamente molto buoni. Anche la bassa volatilità attuale di tali obbligazioni rappresenta un elemento a supporto del mantenimento in portafoglio pur in presenza di rendimenti storicamente molto bassi, anche se occorre scontare il fatto che la bassa volatilità di breve termine è indotta in misura significativa dalle azioni delle banche centrali. Resta da considerare che il mantenimento di posizioni di investimento a rendimento molto basso in base ad esclusive considerazioni di volatilità di breve termine rischia di produrre insoddisfacenti ritorni su un orizzonte di medio-lungo periodo.

Sul mercato obbligazionario governativo, quotazioni in larga misura invariate in settimana, anche se con qualche movimento interessante, quale il significativo rialzo dei rendimenti di breve termine della curva dell’Eurozona, probabilmente legato ad aspettative di rapido rimborso dei prestiti LTRO della Bce da parte delle banche già dalla prima data utile, a fine gennaio. Rally dei titoli di stato giapponesi, su attese dell’annuncio di manovre di easing quantitativo simili all’ultima della Fed. Lieve rialzo dei rendimenti anche sui mercati emergenti, che peraltro vedono investimenti più in valute forti che in quelle locali.

Sul mercato azionario, il rally statunitense continua ad essere alimentato dagli investitori retail, che dalla fine di novembre sono stati robusti acquirenti di fondi azionari. La reporting season sta finora evidenziando piccole sorprese positive che puntellano il movimento rialzista. Resta comunque un andamento stagnante ormai da sei trimestri degli utili per azione dell’indice S&P 500, che tuttavia nel frattempo si è apprezzato di circa il 20 per cento, riflettendo il consenso di un sovrappeso sull’azionario statunitense che è in atto da un paio d’anni. Questa situazione suggerisce che, a meno di una evidente ripresa del trend di crescita degli utili, il potenziale rialzista del mercato americano appare nel complesso contenuto.

Sul mercato dei cambi, resta l’attesa per i negoziati sul fiscal cliff (tagli automatici di spesa al primo marzo e serrata del governo il 27 marzo, in caso di assenza di accordo sull’innalzamento del tetto legale al debito federale). Resta da valutare la disponibilità dei Repubblicani a spostare in avanti il tetto di debito di circa un trimestre. In caso di eliminazione dei tagli di spesa per l’anno in corso (come auspicato implicitamente dal Fondo Monetario Internazionale, che ritiene che gli Stati Uniti abbiano già effettuato la stretta fiscale massima non controproducente, stimata a circa l’1-1,5 per cento di Pil), e di un innalzamento del tetto di debito per l’intero anno, si rimuoverebbero ostacoli alla crescita statunitense, sostenendo quindi una fase di propensione al rischio e di strategie di carry trade che indebolirebbero in biglietto verde.

In settimana, materie prime in rialzo di circa l’1,5 per cento, con agricoltura in recupero di circa il 3 per cento. Dopo la fase di protratta correzione ribassista, a seguito dell’aumento delle superfici coltivate e di previsioni positive sui raccolti, in settimana il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti ha segnalato un calo di scorte superiore al previsto e condizioni meteo avverse per Stati Uniti ed America Latina, rimettendo pressione rialzista ai prezzi.

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