Macromonitor – 17/2/2013

Mercati poco variati in settimana, ma sempre con attivi rischiosi più performanti di quelli sicuri. Restano alcune domande sull’evoluzione potenziale dei temi di investimento, giunti a questo punto della congiuntura e dell’andamento dei mercati.

Riguardo la cosiddetta “grande rotazione”, cioè l’uscita dall’investimento obbligazionario per entrare nell’azionario, anche a seguito del recente movimento negativo sui prezzi dei bond, è verosimile che sia in atto una prima riallocazione di portafoglio, soprattutto da parte di investitori professionali rilevanti quali gli hedge fund. Tuttavia, per aversi motivazioni sostanziali alla fuoriuscita dall’obbligazionario, occorre che si verifichino circostanze quali un effettivo aumento delle attese di crescita e/o di inflazione. Riguardo l’altro elemento che tende a deteriorare le prospettive dell’obbligazionario, cioè l’aumento di indebitamento di investitori e/o emittenti, le evidenze disponibili indicano un livello ancora molto basso di leverage, sia pure in lieve aumento rispetto al recente passato. Riguardo l’altro interrogativo che ci si pone da inizio anno, sul fondamento del forte movimento rialzista del mercato azionario, la presenza di un sentiment rialzista a livello di investitori retail (che tende ad essere un segnale contrarian), e l’indicazione di un elevato beta azionario nelle posizioni degli hedge fund (che emerge dalle survey), possono effettivamente segnalare un mercato in ipercomprato, anche alla luce dell’imminente rischio dei tagli automatici di spesa pubblica negli Stati Uniti.

Quest’anno si sta inoltre osservando una ripresa delle attività di fusioni ed acquisizioni, che lo scorso anno era rimasta quasi ferma, (analogamente all’attività di investimento e di riacquisto di azioni proprie) verosimilmente a causa della percezione di alcuni rischi elevati di scenario, quali la dissoluzione dell’Eurozona e l’evoluzione della politica fiscale cinese e statunitense. Rimossi in tutto o in parte questi rischi, l’attività di fusioni ed acquisizioni potrebbe riprendere vigore, sorretta dalla eccezionale liquidità e da premi al rischio che per il mercato azionario restano ancora storicamente elevatissimi. Queste attività sono tutte favorevoli al mercato azionario.

Il sinora brillante andamento dei mercati azionari dei paesi sviluppati deve tuttavia confrontarsi con la contrazione dell’attività economica verificatasi nel quarto trimestre del 2012. Nel caso dei mercati azionari europei, le notizie negative sulla crescita (e l’incertezza sull’esito del voto elettorale del prossimo fine settimana in Italia) hanno in effetti già mandato in negativo il saldo da inizio anno, mentre negli Stati Uniti gli investitori continuano a scommettere su un rimbalzo dei livelli di attività nel corso del primo trimestre.

Sul mercato dei titoli di stato, lieve recupero dei rendimenti, soprattutto sui Gilt britannici, dopo che la Bank of England ha previsto un tasso d’inflazione a due anni superiore al proprio target del 2 per cento. Ciò potrebbe confermare che vi sono alcune banche centrali che accettano l’ipotesi che il processo di riduzione dell’indebitamento dell’economia possa avvenire anche con un gradino inflazionistico. In questo caso, il mercato potrebbe incorporare un aumentato premio al rischio d’inflazione.

Stabilità sul mercato azionario in settimana, con il mercato statunitense che fa meglio degli altri, tra i maggiori, verosimilmente grazie a spostamenti verso l’azionario da parte di investitori istituzionali domestici ma anche dalla ripresa dell’attività di fusioni ed acquisizioni.

Sul mercato dei cambi, il G-20 ha fornito l’atteso colpo di freno ai vistosi movimenti di inizio anno. Lo yen, in particolare, ha visto una stabilizzazione del proprio cambio, ponderato per i flussi commerciali, e della propria volatilità. Resta da capire se l’eventuale presa di posizione internazionale sia destinata a durare, o finisca con l’essere rubricata a calmiere di tendenze legittime perché di natura fondamentale domestica. La settimana prossima si attende la nomina del nuovo governatore della Bank of Japan, che fornirà indicazioni sul grado di aggressività con cui l’istituto di emissione cercherà di spingere l’inflazione al traguardo del 2 per cento. Obiettivo comunque assai ambizioso, visto che si calcola che, per ogni deprezzamento dello yen del 10 per cento su base ponderata per i flussi commerciali, l’indice dei prezzi al consumo cresca solo dello 0,3 per cento. In Eurozona, venerdì prossimo vi sarà l’annuncio dei rimborsi anticipati per la seconda operazione di prestiti straordinari (LTRO) della Bce, e le attese si posizionano intorno a 100-125 miliardi di euro. Un importo superiore tenderebbe a rafforzare l’euro, mettendo pressione ai tassi di mercato monetario.

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