Siamo incazzati neri, e resteremo schiavi

Dopo la rielezione di Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica, resasi necessaria per lo stallo assoluto tra le forze politiche, i mercati oggi aprono con un ampio restringimento dello spread tra Italia e Germania, un calo confortante del rendimento del Btp decennale (che si avvicina al 4 per cento), ed un rally di borsa guidato dai titoli bancari. Non abbiamo risolto nulla, ma ai mercati pare il contrario. Chi avrà ragione?

Oggi JPMorgan, in una nota di ricerca, ha riaperto la raccomandazione di “lungo” (cioè di acquistare) titoli della periferia dell’Eurozona, segnatamente Italia, con la motivazione che la rielezione di Napolitano allontanerebbe il rischio immediato di elezioni anticipate. La banca statunitense scommette su un governo di larga coalizione “pilotato” dal capo dello stato, pur segnalando il momento di “rischio esistenziale” in cui si trova il Partito democratico. L’obiettivo di spread tra Btp e Bund, secondo l’analista (italiano) che firma la nota, sarebbe a 250 punti-base per giugno. Interessante l’osservazione secondo la quale molti investitori domestici sarebbero scarichi di titoli di stato italiani (almeno in termini di posizionamento di curva, cioè avrebbero meno Btp decennali di quanto richiesto dai propri benchmark), e sarebbero quindi costretti ad inseguire il mercato, contribuendo al calo di spread e tassi.

Non sappiamo se le cose andranno effettivamente in questi termini. D’acchito, verrebbe da dire che le banche d’affari non sembrano così impegnate a distruggere l’Italia ed il mondo, se la sola rielezione di un signore di 87 anni, nel mezzo di un caos epocale nella vita civile e democratica di questo paese, è sufficiente a fare scattare una raccomandazione di acquisto. Forse perché conta fare soldi, senza implicazioni di altro tipo, e compito della “speculazione” (come viene definita da chi non capisce nulla sull’operato dei mercati) è solo quello di mettere a nudo contraddizioni ed incoerenze, e non di pianificare la conquista del mondo.

Nei giorni scorsi sia il Fondo Monetario Internazionale sia la Banca d’Italia hanno segnalato che gli investitori esteri stanno rientrando sui nostri titoli di stato, con buona pace di tutti i cospirazionisti della porta accanto (Grillo, ma non solo) che sostengono che l’Italia sarebbe costretta a rimborsare i creditori per poi essere abbandonata al proprio destino. Non è stato così per la Grecia né per Irlanda e Portogallo, soprattutto dopo che a Berlino hanno capito che se, esce uno, escono tutti. Men che meno potrebbe essere così per un paese delle dimensioni dell’Italia, la cui esplosione distruggerebbe l’Eurozona e propagherebbe onde sismiche in tutto il pianeta. Ma quello che importa, nel miserrimo discorso pubblico di questo paese, sono queste tesi complottarde, funzionali a promettere il cielo alla popolazione sgomenta ed atterrita.

Sia chiaro: non abbiamo risolto nulla. Non sappiamo che governo nascerà, ad esempio. Allo stato, appare molto difficile pensare ad un governo di autentica svolta, qualunque cosa ciò significhi. Più probabile un governo di “manutenzione” per rassicurare i mercati che, notoriamente, vivono nel breve termine. Il Partito democratico è ormai al capolinea, dilaniato dall’assenza di un progetto e da correntismo terminale, oltre che assediato sul fianco sinistro, quello movimentista da cappio, dal Movimento 5 Stelle. La cosiddetta conferenza stampa del Capo, sabato scorso, è stata la conferma di un’organizzazione caricaturale, che promette la redenzione e la vendetta contro il “male” partitico ed oligarchico titillando gli spiriti forcaioli di parte della popolazione e strepitando al golpe ed al complotto, salvo derubricare l’accusa dopo essersi resi conto che la situazione potrebbe davvero sfuggire di mano.

Al contempo, il M5S non ha nulla, ma proprio nulla, da offrire sul piano delle riforme economiche, se non qualche onirica ricetta salvifica, come il “reddito di cittadinanza” a 1000-1200 euro mensili: i soldi ci sono, si trovino, dice Grillo, “perché la gente muore”. Sapiente mix di demagogia e sobillazione che serve al Demiurgo per assumere il ruolo di “protettore” della democrazia nonché di colui che ha sinora impedito la guerra civile nel paese. Senza controfattuale, ovviamente. E poi ci sono i lunari riti di “democrazia diretta” come le cosiddette quirinarie, dove non è dato sapere il numero esatto di partecipanti online ed i voti ottenuti dai “candidati”. Ma è certamente geniale che, come in una operazione di marketing, i primi due “designati” dal “popolo” si ritirino e lascino campo libero al terzo, che è poi colui che può infliggere il massimo danno possibile al Pd, perché è personalità che è parte della storia di quel partito nelle sue molteplici e futili reincarnazioni, oltre che appartenente alla storia della sinistra. Ed oggi, per una frangia minoritaria ma molto rumorosa della popolazione, quel buon diavolo di Stefano Rodotà viene mediaticamente pompato agli steroidi e diventa una sorta di Messia, sconfitto dalle Forze del Male contro cui il Popolo è chiamato a sollevarsi.

Perché obiettivo di Grillo è quello di sbranare il Pd e vampirizzare tutta quella fascia dell’elettorato che schiuma di rabbia per i più svariati motivi. “Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più“, urla il guru televisivo di Quinto Potere di Sydney Lumet, che continua ad alzare la posta (e l’audience) sino all’inevitabile stallo finale degli indici di ascolto, motivo per cui viene eliminato in diretta, con un proiettile in mezzo agli occhi, per decisione della direzione della catena televisiva che ha creato il suo personaggio. Con inevitabile picco finale di ascolti, ovviamente. Ending on a high note, direbbero gli americani.

Anche Grillo è così: ama la democrazia ma vuole che il M5S raggiunga il cento per cento dei voti, cioè il partito unico. Vuole mettere il paese su una strada di crescita della produttività per permetterci di lavorare venti ore la settimana ma al contempo teorizza l’autoconsumo bucolico e la decrescita felice. In molti suoi spunti appare persino berlusconiano estremizzato: la terra promessa è ancora più verde che ad Arcore. Mentre Berlusconi, l’originale, l’uomo che non ha mai avuto alcuna proposta per fare uscire il paese da una epocale crisi economica, sociale e civile, non ha di meglio che suggerire di tagliare l’Imu sulla prima casa. Ma così facendo rassicura i “moderati” contro le smoderatezze da bava alla bocca di Grillo. Ecco il nuovo bipolarismo teatrante di un paese malato di nervi e di mente.

A scorrere questo quadro non si capisce per quale diavolo di motivo JPMorgan dovrebbe diventare positiva sull’Italia, per il semplice fatto che un vegliardo è stato riconfermato alla massima carica dello Stato. Ma, come si diceva, forse ciò accade perché i mercati guardano il breve termine, o comunque perché finiremo sotto tutela esterna come accaduto in ogni momento dirimente della nostra storia, incatenati a “piloti automatici” che lasceranno al popolino stressato la valvola di sfogo degli insulti da social network e dei teatrini televisivi, e di nuovi Demiurghi che si fanno largo tra le telecamere. Perché il problema siamo e restiamo noi italiani, e la nostra ormai conclamata incapacità di diventare adulti mentre attendiamo che il Mosè di turno ci faccia attraversare il Mar Rosso del nostro congenito fallimento.

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Update del 23 aprile: con tutta calma, pubblicati i poderosi numeri delle Quirinarie. Lo sapete che è un comico, no?

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