Il dissesto dal volto umano

A causa della crisi economica si è arrivati al “ricorso ad una sorta di finanziamento improprio delle attività economiche attraverso il mancato pagamento di tributi, per lo più Iva e contributi”. Lo afferma il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, durante una audizione in parlamento, spiegando che il fenomeno sarebbe “in crescita, anche se mancano dati”. Ora, tralasciando l’ultima considerazione, il tema è senz’altro stimolante, e ci porta dritti nel mondo delle unintended consequences al tempo della crisi fiscale.

Quando una impresa è in tensione di liquidità, a causa di ritardati incassi (che spesso diventano crediti in sofferenza), domanda in costante indebolimento ed accesso al credito bancario fortemente ristretto od occluso, che può fare? Forse evadere. Ma senza arrivare a tanto, oggi pare esistere un margine in più per allentare la pressione fiscale: le ultime disposizioni “dal volto umano” su Equitalia.

Sostiene Giampaolino che le “ampie dilazioni di pagamento” a Equitalia (fino a 74 rate portate a 120 dal decreto del fare) contengono

«Il rischio da un lato di un indebolimento dell’azione della società e dall’altro un potenziale elemento di distorsione della concorrenza tra operatori economici»

Ora, riguardo il cosiddetto “indebolimento” dell’azione di Equitalia, non di rischio si tratta quanto di certezza. Le misure recentemente introdotte producono per definizione un rallentamento dei flussi di gettito d’imposta. Resta da vedere come verrà risolta la dicotomia tra esigenze di “umanizzazione” della riscossione e tensioni di cassa nei conti pubblici, in un momento di decrescita infelice come l’attuale. Di fatto, sta compiendosi su scala nazionale quanto ampiamente prevedibile (e previsto) su scala locale dopo l’ultimo grido di misure very pop primavera-estate lanciate dai nostri eroi.

Più sottile ed interessante l’aspetto di distorsione della concorrenza tra operatori economici che pagano le tasse e quelli che chiedono la benevolenza e le rateizzazioni. Anche qui, non troppo difficile immaginare comportamenti imitativi su vasta scala, ed un conseguente rischio di implosione del sistema, per crollo del gettito. Non accadrà, perché ad un certo momento partirà una imponente campagna di sdegno teleguidato dell’opinione pubblica, qualche genio incompreso invocherà le manette per gli evasori, altri dotti intellettuali pontificheranno nei teatrini televisivi sulla importanza di “pagare tutti per pagare meno”, e la ruota avrà compiuto l’ennesimo giro, dal buonismo ai provvedimenti esemplari, e ritorno.

Sempre che, a quel punto, il sistema non sia già morto per asfissia.

Update pressoché immediato – Parla Matteo Colaninno, sempre meno imprenditore (peraltro per via dinastica) sempre più politico, oggi pure responsabile Economia del Pd,a conferma che le disgrazie non vengono mai sole:

«La Corte dei Conti ha confermato oggi nella sua audizione al Parlamento il timore che il Partito Democratico ha più volte espresso: l’evasione fiscale resta ancora alta in Italia – 50 miliardi all’anno secondo la Corte per le sole Iva e Irap – ed è purtroppo crescente negli ultimi due anni. Certamente è colpa anche della crisi economica ma tuttavia, anche in seguito ai dati che oggi la Corte dei Conti ha mostrato, il PD ritiene che una rinnovata strumentazione di lotta all’evasione fiscale debba diventare prioritaria nell’agenda delle politiche per la ripresa dell’Italia»

Sarebbe vero se i recuperi d’imposte finissero in taglio sistematico delle medesime. Ma visto che finiscono (anzi, finivano) ad alimentare nuova spesa, nulla di nuovo sotto il sole. Ma questa nuova tendenza è interessante: la sinistra e la destra sociale (sua immagine speculare) presto saranno costrette a decidere se la figura dell’evasore è sempre e comunque quella di un parassita sociale oppure anche quella di un povero cristo a cui tendere la mano. Vado pazzo per le dissonanze cognitive.

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