Giornata di ordinaria dichiarazia di un paese affetto da una ingravescente forma di demenza politica. Da un lato abbiamo Rosy Bindi, che dopo aver bacchettato Matteo Renzi sostenendo che “gli applausi alle feste non sostituiscono le regole del congresso, i voti veri”, lancia quella che potrebbe essere considerata una robusta piattaforma programmatica, oltre che implacabile esame del sangue:
«Se facciamo una gara io e Renzi sull’antiberlusconismo credo che vincerei io»
Pare quindi che al prossimo congresso del Pd verrà inserita una competizione a chi sputa più in lungo verso una sagoma semovente di Berlusconi. Riformismo dinamico, è la parola d’ordine.
Per non essere da meno in termini programmatici, dall’altro lato della barricata troviamo il deputato Pdl Giancarlo Galan, che resuscita in chiave quasi stilnovista un gettonatissimo topos dell’estate. Per l’ex governatore del Veneto ed ex ministro rubato all’agricoltura l’erede di Berlusconi già c’è:
«Marina è quella che somiglia di più a Berlusconi, anche fisicamente. Soprattutto per le emozioni che è in grado di suscitare»
Poi Galan, intervistato da un quotidiano online, confessa il suo sogno: “Con la sfida tra Marina Berlusconi e Matteo Renzi si realizzerebbe quel bipolarismo che è nei sogni di un liberale, in base al quale chi vince governa e chi perde fa l’opposizione, senza che avvengano tragedie”
Quindi, per Galan, il “sogno liberale” è quello di una dinastia, che ha il non trascurabile vantaggio aggiuntivo della “somiglianza fisica”. Senza tragedie, suvvia.
Non sappiamo a voi, ma a noi il clima politico di questo paese ricorda tanto una sceneggiatura di David Lynch, dove il grottesco tocca sublimi vette di deformità.