Macromonitor – 10/11/2013

Settimana dominata dall’inatteso taglio dei tassi ufficiali da parte della Bce e dal robusto dato di creazione di occupazione statunitense in ottobre, incluse le revisioni al rialzo del bimestre precedente, che riaccende il dibattito sulla tempistica del tapering.

Il rischio, in simile situazione, è la riproposizione delle forti vendite di questa estate, dopo l’annuncio di Ben Bernanke del 22 maggio scorso, anche se oggi dovrebbe esserci l’esperienza di quella vicenda, ad evitare nuovi errori e rendere comunque manifesta la distinzione tra tapering ed avvio di un ciclo di rialzo dei tassi ufficiali, che dovrebbe arrivare solo con dati economici inequivocabilmente più forti, e non limitati al tasso di disoccupazione. Questo “apprendimento” dovrebbe porre azionario ed obbligazionario High Yield al riparo da forti correnti di vendita, mentre i titoli di stato restano i più esposti a ribassi di prezzo.

Sul mercato dei titoli di stato, la sorpresa è venuta dal taglio di 25 punti-base da parte della Bce, che il consenso degli analisti attendeva invece per dicembre ma è stato accelerato dal dato di inflazione tendenziale di ottobre, allo 0,7%. Questo dato solleva interrogativi sulla caduta in deflazione dell’Eurozona, e su eventuali similitudini con la deflazione giapponese. Anche se il raffronto non è ovviamente perfetto, persiste la possibilità di azioni non convenzionali aggressive da parte della Bce.

Sui mercati azionari si è nuovamente affermato un movimento di sovraperformance degli Stati Uniti, che si contrappone ad un andamento poco brillante di emergenti e Giappone, quest’ultimo a causa dell’assenza delle riforme dal lato dell’offerta, che rappresentano la “terza freccia” della Abenomics e che continuano a latitare per evidenti resistenze di gruppi d’interesse che rappresentano la base elettorale del Partito Liberaldemocratico. E’ probabile che le posizioni di sottopeso in Europa siano state di recente parzialmente coperte a seguito del miglioramento nei dati macroeconomici.

Sul mercato dei cambi, l’euro ha subito il dato di bassa inflazione ed il taglio della Bce, ma le previsioni di consenso continuano a vedere il cambio euro-dollaro ancorato ad un corridoio che ha nel livello di 1,30 il proprio limite inferiore. Tra le valute emergenti, la corona ceca è stata ancorata dalla propria banca centrale ad un livello massimo contro euro, analogamente a quanto avvenuto al franco svizzero. La mossa non convenzionale deriva dall’esaurimento degli strumenti convenzionali di politica monetaria ed in presenza di un evidente movimento disinflazionistico.

Le materie prime continuano a risentire di un quadro macro globale caratterizzato da assenza di accelerazioni nella crescita, e da curve forward inclinate positivamente (cioè in contango), il che elimina anche l’attrattività di investire per incassare il roll yield. I dati di attività manifatturiera cinese sostengono il prezzo del rame, che è protetto anche dalla relativa prossimità ai costi di produzione. Il greggio dovrebbe trovare protezione nella soglia dei 100 dollari a barile, sotto i quali si ritiene che l’Opec possa agire per tagliare la produzione. La forza del dollaro dopo gli ultimi dati economici e le risultanze dell’ultimo meeting della Fed, che ha lasciato gli operatori a chiedersi se il tapering possa iniziare già a dicembre, hanno ulteriormente indebolito l’oro, ai minimi delle ultime tre settimane.

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