Non scrivermi, non ti sento

Da un lettore milanese riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Caro titolare, vorrei sottoporti una storia di ordinaria incomunicabilità tra cittadino e pubblica amministrazione. Che novità, dirai tu. Certo, non lo è. O meglio, è una variazione sul tema ma risulta quasi divertente, come spesso sono i casi di “comunicazione” tra pubblica amministrazione e cittadini contribuenti.

L’antefatto: nelle more del caos fiscale causato dalle note vicende, nei giorni scorsi ero in attesa dell’avviso di pagamento del saldo Tares per il 2013. Quello che, a differenza dell’acconto (che si pagava con Mav bancario) va pagato con modello F24, giusto per variare un po’ il menù modulistico. Essendo abbonato alla mailing list del Comune di Milano, a inizio dicembre apprendo che esiste un meritorio indirizzo mail a cui rivolgersi in caso di mancata ricezione dell’avviso di pagamento. Ottimo, mi dico: il duplicato viene inviato per posta elettronica, risparmiamo tempo e suole delle scarpe in giro per uffici comunali.

All’alba del 6 dicembre, non avendo ancora ricevuto l’avviso (a differenza di tutti i miei conoscenti, amici, parenti, colleghi), decido di inviare la famosa mail al famoso indirizzo, richiedendo duplicato. Si tratta di una casella mail non certificata, quindi non c’è modo di sapere se la comunicazione è andata a buon fine. Il Comune avrebbe potuto attivare un risponditore automatico, che avrebbe avuto il ruolo di conferma di ricezione, pur priva di valore legale. Nulla, invece. Pazienza.

Come spesso accade in questi casi, il 9 dicembre ho ricevuto l'”agognato” avviso di pagamento, per posta ordinaria. Aperta la busta, mi ha piuttosto divertito vedere che il modello F24 precompilato conteneva un marchiano errore anagrafico, invecchiandomi di un anno. La cosa buffa (o forse ridicola) è che nello stesso F24 il mio codice fiscale era corretto, quindi niente controllo della coerenza dei dati anagrafici in fase di stampa del F24. E passi anche questo, tanto ho usato un servizio di home banking e ho ricompilato correttamente il tutto. Anche perché, con un errore del genere non ci sarebbe proprio stato verso di inserire la delega nel sistema della banca.

A quel punto, fatto il mio dovere di contribuente, mi sono completamente dimenticato della mail al servizio duplicati Tares del Comune. Ed ecco, sabato sera dopo cena, che la mail arriva:

Gentile Contribuente,

La ringraziamo di averci contattato via e-mail. Stiamo lavorando per darLe una risposta esaustiva. Saranno però necessari alcuni giorni.

Nell’attesa La informiamo che, come prevede la Legge, non verranno applicate sanzioni qualora il Comune non abbia inviato l’avviso di pagamento con il modulo F24 già compilato.

Cordiali saluti.

La Direzione del Settore Finanze e Oneri Tributari

Già qualcosa, mi sono detto. Però. Però. Promettere di dare una “risposta esaustiva” con una mail interlocutoria inviata otto giorni dopo una richiesta di duplicato? Non dovrebbe essere così difficile: l’addetto alla mail inserisce il codice fiscale del richiedente nel sistema informatico del comune, ne estrae il documento e lo invia all’interessato. Già richiedere “alcuni giorni” dopo averne impiegati otto per fornire una non risposta di questo tipo lascia perplessi.

Malgrado ciò, ho ritenuto di rispondere alla mail segnalando di aver ricevuto l’avviso e di non darsi pena a “lavorare per dare risposte esaustive”. Pochi istanti dopo aver inviato la mia mail, vedo nella mia mailbox la risposta. Che rapidità, mi sono detto. Evidentemente vogliono ringraziarmi per il feedback. Apro la mail, ed ecco il testo:

Gentile Contribuente,

La ringraziamo di averci contattato via e-mail. Stiamo lavorando per darLe una risposta esaustiva. Saranno però necessari alcuni giorni.

Nell’attesa La informiamo che, come prevede la Legge, non verranno applicate sanzioni qualora il Comune non abbia inviato l’avviso di pagamento con il modulo F24 già compilato.

Cordiali saluti.

La Direzione del Settore Finanze e Oneri Tributari

Ecco il risponditore automatico! Fuori tempo massimo ed anche piuttosto irritante. Lasciamo perdere, ho pagato e finita lì. Ma credo che questo episodio sia indicativo del modo in cui si creano servizi di “ascolto” e supporto dei cittadini.
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Il problema, caro lettore, è che abbiamo la caricatura di una pubblica amministrazione, con buona pace di quanti lavorano quotidianamente da dentro per migliorarla, su base pressoché volontaristica, trovandosi di fronte muri di gomma e pareti di vetro. Di fronte a simili episodi-macchietta, viene da ridere a pensare a tutti i dibattiti sui massimi sistemi che ascoltiamo quotidianamente su come rifondare questo disgraziato paese. E almeno questo non è colpa dei tedeschi, diciamo. 

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