Macromonitor – 9/2/2014

I mercati azionari terminano la settimana in recupero, così come gli spread. Rendimenti obbligazionari in lieve rialzo, materie prime per lo più invariate. Il dollaro cede parte dei guadagni di gennaio. Emergenti in recupero sull’obbligazionario rispetto agli sviluppati, ma ancora indietro sull’azionario.

Dalle evidenze aneddotiche fornite dagli investitori, le valutazioni fondamentali con cui è iniziato l’anno non sembrano essere mutate in modo significativo, restando positive su crescita ed attivi rischiosi. Gli indicatori prospettici riferiti a gennaio confermano in larga massima le previsioni di crescita. Il numero di nuovi occupati negli Stati Uniti a gennaio è stato inferiore alle aspettative, e probabilmente punta ad una decelerazione della crescita statunitense nel primo trimestre. Più in generale, dati statunitensi meno vibranti segnalano una lieve perdita di momentum, probabilmente legata anche alla normalizzazione dell’importante accumulo di scorte dei due trimestri precedenti. Una eventuale prosecuzione di dati deboli, tuttavia, potrebbe mettere in discussione il percorso del tapering e, conseguentemente, spingere ancora più in là l’avvio della normalizzazione sui tassi d’interesse.

Il recente andamento di mercato pare confermare che i ribassi sono stati letti dal mercato soprattutto come opportunità di acquisto su debolezza e/o di rientro sul mercato su quotazioni più raffreddate. Lo scoppio di volatilità, tuttavia, induce alla cautela pur nell’ambito di una tendenza di fondo che al momento si può ancora leggere come inalterata. Gli scenari di consenso restano centrati su una crescita dei paesi sviluppati che eccede quella degli emergenti, ma con elementi di rischio ben identificabili. Tra essi, quello di una crisi da eccesso di leverage in Cina e le crescenti incognite macroeconomiche dell’Abenomics in Giappone, oltre al ritorno dell’incertezza sul tetto legale del debito federale statunitense, con una data di pericolo posta a fine febbraio dal Segretario al Tesoro statunitense, Jack Lew.

Sul mercato dei titoli di stato, pochi movimenti in settimana. Gli ultimi dati puntano, come detto, ad un rallentamento del forte momentum di crescita statunitense. Ulteriori sorprese negative da questo versante potrebbero porre in discussione traiettoria e tempistica del tapering. In Eurozona, la Corte costituzionale tedesca ha deciso di rinviare alla Corte di Giustizia europea di Lussemburgo alcuni fondamentali quesiti relativi al programma OMT della Banca centrale europea. Questa mossa è destinata a rinviare la sentenza finale di 1-2 anni, riducendo l’incertezza di breve termine e fornisce ai paesi periferici più tempo per attuare riforme, oltre a mantenere l’interesse degli investitori per attivi ad alto rendimento relativo.

Sui mercati azionari, un rapporto sull’occupazione statunitense sorprendentemente debole non è riuscito a deprimere il sentiment degli investitori. Il saldo settimanale del mercato resta lievemente negativo, dopo i forti ribassi delle due settimane precedenti. Il dato rafforza l’ipotesi di una crescita statunitense del primo trimestre inferiore alle attese, il che è negativo per i settori ciclici.

Sul mercato delle obbligazioni a spread si sono registrati diffusi restringimenti, più marcati per emergenti e High Yield europeo.

In settimana, lievi progressi per pressoché tutti i settori delle materie prime con l’eccezione dell’energia, rimasta invariata. Il periodo di manutenzione delle raffinerie, previsto per la fine di febbraio, dovrebbe determinare una caduta nella domanda di greggio. Inoltre, la risalita delle temperature e l’avvicinarsi della fine dell’inverno nell’emisfero settentrionale dovrebbero indurre un aumento della produzione di gas e greggio, dopo i fermi causati da condizioni climatiche eccezionalmente rigide, soprattutto negli Stati Uniti. L’eventuale attenuazione delle sanzioni all’Iran potrebbe inoltre aumentare l’offerta di greggio, mentre è verosimile attendersi flessioni nella domanda di greggio rispetto al previsto, in conseguenza del recente stress sui mercati emergenti e delle conseguenti revisioni al ribasso della crescita in questi paesi.

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