La domanda mancante del Compunto Presentatore

A “Che tempo che fa” di domenica scorsa, Fabio Fazio chiede diligentemente lumi al sottosegretario alla presidenza del consiglio, Graziano Delrio, sulla tassazione delle odiate “rendite finanziarie”. Fazio, con la caratteristica compunzione che troppi malevoli scambiano per un abile travestimento da scendiletto, chiede quali “rendite” saranno colpite.

Poiché nessuno nasce imparato, come direbbero a Napoli, Fazio legge altrettanto diligentemente la domandina preparata dalla sua redazione. Perché un dubbio ci attanaglia, e Fazio dà voce alle nostre inquietudini:

«Non si capisce se l’intervento riguarderà i grandi patrimoni, i grandi risparmiatori o i classici Bot»

Domanda fondamentale, dicotomia (quella tra “grandi patrimoni” da un lato e “Bot” dall’altro) assolutamente dirimente oltre che fattualmente incontrovertibile, che permette a Delrio di rassicurare il compunto interlocutore escludendo categoricamente che i titoli di stato possano essere colpiti. E c’è anche la precisazione su quali odiosi rentier pagheranno il fio:

«La categoria [dei titoli di stato, ndPh.] è esclusa, sono rendite finanziarie di altro tipo, tipo quelle di borsa» (dal minuto 20:50, niente Tubechop, sorry)

Siamo sollevati. I vecchietti che l’iconografia classica rappresenta mentre dormono su un pagliericcio sognando i loro Bot e Btp sono salvi. In tutto questo rassicurante, caldo ed avvolgente momento di civismo manca tuttavia la domanda che la preparatissima redazione faziana ed il Compunto Presentatore avrebbero dovuto e potuto formulare al sottosegretario, un secondo dopo aver sentito che la tassazione “ci mette in linea con l’Europa”. Per pura intuizione, non per competenze specialistiche da gnomo di Zurigo o di Varazze. Una domanda di questo tipo:

«Scusi sottosegretario, ma non dovrebbe contare la quantità, più che la tipologia degli investimenti? Ad esempio, tassare al 12,50% le cedole intascate dal possessore di alcuni milioni di Bot e Btp e tassare invece al 26% i dividendi del possessore di 1.000 azioni Eni comprate per poche migliaia di euro all’ultima “privatizzazione” non è vagamente iniquo, oltre che distorsivo? Anche questo ce lo chiede l’Europa? Che avrebbero detto Keynes, Dossetti, La Pira e Gianni Rodari?»

Ma niente, questa domanda continua a non essere formulata da alcun Compunto Presentatore. Misteri dei nostri watchdog da riporto.

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