Regressivi, distorsivi, ottusi

E dunque, pare ormai certo che il cosiddetto decreto legge sulla spending review confermerà che l’imposta sostitutiva al 26% per i nettisti colpirà anche gli interessi su conti correnti, depositi a risparmio e certificati di deposito. Il concetto di “rendite pure” entra quindi in una nuova e lisergica dimensione.

Quale sarà l’esito ultimo di tale levata d’ingegno del nostro rutilante premier e del suo confuso sottosegretario? Che la componente di raccolta bancaria riferita alle persone fisiche residenti (che è tutt’altro che marginale, sappiatelo) è destinata a diventare più onerosa, a parità di ogni altra condizione. Le banche dovranno offire tassi più alti su depositi e proprie obbligazioni, per impedire che i clienti si comprino titoli di stato e buoni postali, e cercheranno quindi di recuperare l’erosione del margine d’interesse innalzando in parallelo il costo del credito, almeno di quello che viene ancora erogato. Il buon Delrio se ne uscirà proclamando “non accettiamo ricatti” dalle banche, ed ottenendo l’entusiastica adesione di qualche pirlacchione che al bar o sui social si accoderà dicendo “bravo Renzi, fai vedere chi comanda a quelle arroganti banche”, e vissero tutti felici e contenti. Con un po’ di fortuna, potremo anche vedere sfilare davanti alle telecamere il sorriso ebete del fesso di turno che vi dirà “non abbiamo tassato i Bot, rallegratevi”.

Provate a rivedere il film della dichiarazia analfabeta delle ultime settimane: la vecchietta che non avrà problemi di salute se le tasso un po’ di più il Bot, anzi no, niente Bot (anche se ne avete per milioni di euro), e si alle “rendite pure”, quello dello speculatore che ha 100 azioni Generali, magari ereditate, su cui incassa dividendi. Avremo nuove ed abbondanti produzioni di saliva da parte di compunti presentatori, vi diranno che “ce lo chiede l’Europa”, pagherete sopra a questo 26% anche la patrimoniale al 2 per mille e vivrete liberi dal peccato.

Una piccola e sfiziosa nota tecnica a margine: secondo la bozza del dl, chi ha minusvalenze pregresse, per le quali vale il periodo di recupero quadriennale mediante compensazione con plusvalenze realizzate, avrà un doppio regime impositivo, in funzione del momento di realizzo della minusvalenza: quelle realizzate entro il 31 dicembre 2011 saranno deducibili nella misura del 48,08%, mentre quelle realizzate nel periodo compreso tra l’1 gennaio 2012 ed il 30 giugno 2014 saranno deducibili nella misura del 76,92 per cento. In pratica, le minusvalenze realizzate entro il 2011 saranno compensabili al 12,5%; le altre, fino al 30 giugno 2014, lo saranno nella misura del 20%. Quindi, si utilizzeranno a credito le aliquote d’imposta sostitutiva vigenti all’epoca del realizzo di tali minusvalenze.

Ma ben più sfizioso è il regime impositivo sulle plusvalenze maturate (attenzione: maturate), con esclusione del risparmio gestito. Qui, in effetti, la domanda sorge spontanea: che accadrà, il prossimo primo luglio, alle plusvalenze non realizzate? Se il risparmiatore vende il primo luglio, in effetti, rischia di pagare il 26% su plusvalenze che si sono formate nel precedente regime fiscale, quando cioè l’aliquota era al 20%. E quindi? Quindi il nostro governo ha pensato ad agevolarci, cari sudditi: per le plusvalenze maturate, potremo comunicare al nostro intermediario la volontà di tassarle pro-rata, e cioè col 20% sino al 30 giugno: dal primo luglio, e con i prezzi di quel giorno assunti come base, le eventuali plusvalenze successive saranno tassate al 26% al momento del realizzo.

Fantastico, no? Certo, con un piccolo caveat: sulla plusvalenza maturata (attenzione: maturata, non realizzata) al 30 giugno, dovremo pagare il 20% di imposta sostitutiva. Avete capito bene: dovremo pagare, se sceglieremo questo regime impositivo, per plusvalenze non realizzate ma solo maturate. E’ bello avere un governo che pensa a favorirci sul piano fiscale, no? Comunque, se avete plusvalenze, vendete tutto entro il 30 giugno e compensate con le eventuali minus pregresse: sarà meno caotico ed irritante. A proposito, che ne sarà degli interessi dei conti deposito vincolati? Verranno tassati pro-rata, al 20% sino al 30 giugno ed al 26% dal giorno dopo? E per i conti deposito che pagano l’interesse in via anticipata che farà il fisco, applicherà una maggiorazione d’imposta retroattiva sostenendo che gli interessi anticipati sono una finzione commerciale? Lo scopriremo solo vivendo, cari rentiers.

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