La disperata fame di dollari del paese amato da Grillo

Oggi vi segnaliamo una storia di ordinaria disperazione valutaria, variazione sul tema sudamericano degli stati economicamente falliti e che solo dalle nostre parti riescono a trovare un numero sufficiente di gonzi che riescono ad innalzarli a modello. Parliamo dell’Ecuador, ultimo innamoramento del comico più confuso dell’emisfero occidentale (e non solo).

L’Ecuador, come si diceva, dal 2001 non ha più una valuta nazionale, sostituita dal dollaro statunitense dopo una crisi economica a cui le autorità avevano risposto nel modo classico dei latini, cioè stampando moneta e finendo in iperinflazione. Oggi, il paese guidato da Rafael Correa si trova con un forte e persistente deficit pubblico e delle partite correnti, ed ha la camicia di forza di una valuta che non è la propria.

Motivo per cui si è creata forte pressione sulle riserve valutarie, che stanno defluendo dal paese, creando automaticamente una stretta di liquidità. E la cosa potrebbe anche andare bene, per un paese che si è storicamente dimostrato incapace di gestire la propria economia (ricorda qualcuno?). Correa è già corso ai ripari (si fa per dire), imponendo alle banche locali una sorta di vincolo di portafoglio per frenare il deflusso di riserve.

E’ di questi giorni il salto di qualità nella strategia di freno all’emorragia valutaria. Dapprima l’Ecuador è entrato in un accordo di swap con Goldman Sachs, a cui cede a termine di tre anni ben 466.000 once d’oro (su un totale di 845.000 detenute dalla banca centrale), ottenendo in cambio gli agognati dollari. Come in ogni accordo di swap sono previsti margini di garanzia, in cui l’Ecuador dovrà consegnare più oro in caso di discesa dei prezzi della materia prima, mentre in caso di aumento sarà Goldman a girare più dollari a Quito. Il prezzo a termine è ovviamente un forward, inclusivo dei costi di immagazzinamento e dei tassi d’interesse considerati.

In pratica, Correa prende a prestito dollari (e tempo) per rimpolpare le riserve del paese, ma nel frattempo dovrà fare qualcosa per chiudere i deficit gemelli, se vuole evitare di limitarsi a rinviare nel tempo la resa dei conti con la realtà. Interessante che lo scorso anno Goldman avesse proposto al governo del Venezuela un simile swap, per quasi due miliardi di dollari.

L’altra iniziativa del governo dell’Ecuador è invece la creazione di un “dollaro elettronico” da parte della banca centrale nazionale (che si chiama BCE). Secondo la legislazione che dovrà essere approvata dal parlamento, la banca centrale potrà “creare” dollari in formato elettronico, ufficialmente garantiti alla pari dalle riserve del paese, che saranno liberamente convertibili in dollari fisici a valore nominale ed a vista. Dietro l’asserita esigenza di rendere più “flessibili” le transazioni, si cela probabilmente il desiderio di allentare la morsa della dollarizzazione, creando una moneta fantasma ufficialmente espressa alla pari col dollaro.

Va da sé che, in un paese del genere, il rischio che si “creino” più dollari di quanto consentito dalla disponibilità fisica del biglietto verde è quasi certezza. In pratica, si creerebbe un dollaro parallelo per liberarsi della camicia di forza data dalla dollarizzazione. Del resto, lo stesso Correa ha sempre espresso insofferenza verso la dollarizzazione, che impedisce al paese di recuperare la leggendaria sovranità monetaria stampando moneta, ed impedisce anche di incassare il signoraggio, che nel caso dell’Ecuador è stimato in circa 30 milioni di dollari annui.

L’introduzione del dollaro elettronico rischia quindi di portare alla tesaurizzazione del dollaro vero, quello fisico, esacerbando la stretta di liquidità. Ma c’è poco da fare: senza una feroce stretta economica, il paese continuerà a sanguinare dollari, fino alla resa dei conti finale. Avere un deficit-Pil al 10% è già un enorme problema, in queste condizioni. Essere un paria sui mercati internazionali dei capitali dopo l’ultimo default, e non riuscire quindi ad emettere debito in dollari è l’altro vincolo di realtà a cui è sottoposto il paese. In omaggio, il Congresso dell’Ecuador ha emesso una serie infinita di regolamentazioni a carico del settore bancario privato, in cui si disciplina sin nei minimi dettagli l’erogazione di credito.

E’ un mondo difficile e complesso, l’antidoto alle idiozie che i nostri cacciaballe ci ammanniscono quotidianamente. Ma che soddisfazione, quando la realtà estrae da dietro la schiena il proprio randello nodoso.

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