Pronto il piano per più debito italiano

Oggi in prima pagina del Corriere, con grande evidenza di titolazione, c’è una sorta di “retroscena” europeo sul nuovo fantomatico Recovery Fund invocato a gran voce in Italia dallo scoppio della guerra in Ucraina. Confesso di non aver trovato da nessuna parte riscontro a tale notizia, eppure leggo moltissima stampa internazionale, non solo europea. Mi sarà sfuggito qualcosa oppure si tratta di un autentico scoop del giornale di via Solferino. Ciò che non mi è sfuggito, invece, è la disperata necessità italiana di frenare il costo del debito, ora che lo spread sta tornando a lievitare per ovvi e fisiologici motivi.

Motivi riconducibili, come ho scritto alla nausea, soprattutto alla ritirata della Bce dal ruolo di compratore di ultima istanza e all’avvio di un ciclo restrittivo di politica monetaria in un quadro di shock di offerta e caos geopolitico. Ma cosa scrive oggi Federico Fubini sul Corriere?

Il residuo del Recovery Fund

In essenza, che la Commissione Ue starebbe “lavorando a un nuovo strumento per finanziare i Paesi dell’Ue più esposti allo choc energetico della guerra“. E sin qui, già letto e sentito. Ma dove trovare i fondi?

Non è chiaro quando verrà presentato ma, secondo varie persone direttamente informate, si impernia su Next Generation EU: l’idea di fondo è di far ricorso alla riserva rimasta inutilizzata del Recovery Fund, per aiutare le economie europee a spezzare la loro dipendenza da gas e petrolio russi.

Premesso che, appunto, “non è chiaro quando verrà presentato”, questo è semplicemente il “suggerimento” che il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, ha avanzato settimane addietro. Siccome non è aria di emettere nuovo debito comune, vediamo di usare la parte sin qui inutilizzata del Recovery Fund.

Peccato che, come sappiamo da sempre, l’Italia sia il paese europeo che ha deciso di “tirarlo” tutto, tra sovvenzioni a fondo perduto e prestiti. E quindi, che si fa? Fubini ha già il numero, che forma il titolo strillato dal Corriere:

Ai valori attuali Next Generation EU (o Recovery Fund) prevede in effetti emissioni di titoli europei per poco più di 800 miliardi di euro, ma i Paesi beneficiari finora hanno rinunciato a prestiti per circa 200 miliardi.

Anche così non è chiaro a cosa dovrebbero servire quei prestiti, chi dovrebbe richiederli e in base a quale parametro di “bisogno”. Senza contare che quei 200 miliardi teorici, ora che l’esigenza si è acuita, potrebbero essere utilizzati anche da chi pensava di farsi bastare le sovvenzioni a fondo perduto. E ciò proprio per sfruttare il basso costo dei prestiti, almeno per alcuni paesi e non certo per quelli che hanno rating massimo.

Sono 200, anzi metà

E infatti Fubini segnala che, “probabilmente” (tu guarda il caso) la Spagna richiederà i suoi 70 miliardi di prestiti e lo stesso farà -ad esempio- la Polonia con i suoi 15, motivo per cui

Probabilmente resteranno dunque circa 100 miliardi da redistribuire, sempre come prestiti, sulla base di criteri nuovi.

Quindi, vediamo: si fa il titolone su 200 miliardi, e nell’articolo si dimezza la somma potenzialmente disponibile, anche se non si specifica per cosa e si continua con l’ambiguità tra investimenti di transizione ecologica e protezione dallo shock energetico “per i paesi più esposti” (spoiler: ormai lo sono tutti, in Europa), che pare suggerire una destinazione a sussidi, cioè spesa corrente.

piano immaginario

Alla fine, sempre lì si arriva:

L’Italia potrà essere fra i beneficiari per una quota di fondi oltre quella già prevista dal Pnrr. Anche i prestiti, benché da rimborsare, sarebbero comunque convenienti per il governo in questa fase.

Quindi, vediamo: oltre ad aver tirato tutto il Recovery di sua spettanza, tra sovvenzioni e prestiti, l’Italia necessita di altri prestiti? E per quale motivo? Molto semplice: perché, con questo spread, abbiamo un disperato bisogno di soldi a buon mercato.

Investimenti o spesa corrente?

Lo stesso concetto segnalato da Mario Draghi nel suo intervento al Parlamento europeo: sostituire i Btp con altro debito a minor costo. Ma questo ulteriore debito è, appunto, debito. Quindi l’Italia si caricherebbe di un ulteriore fardello, con la solita ambiguità di politici ed editorialisti, sulla destinazione di quei fondi, oppure si tratterebbe solo di sostituire le fonti di finanziamento e tenere invariato il totale?

Fubini propende per il finanziamento di investimenti:

In queste condizioni un prestito europeo sarebbe utile all’Italia, perché permetterebbe al governo di finanziare nuovi investimenti sull’energia a tassi vicini a quelli tedeschi.

Forse con “investimenti” intendiamo cose tipo il Superbonus, dove “gratuitamente” ci mettiamo in cammino verso la felicità, perché noi valiamo? E comunque, chiediamo nuovo debito per finanziare la transizione ambientale oppure per pagare sussidi di cassa integrazione come il SURE magari chiamandoli “investimenti in capitale umano”?

Forse è meglio capire prima cosa vogliamo fare, e poi segnalare che “il negoziato europeo per rispondere allo choc energetico è partito”. Altrimenti continueremo a passare per i tossicodipendenti da debito d’Europa, e in una fase di rendimenti in forte rialzo è oggettivamente un problema. Titoloni immaginari a parte.

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