Poche idee ma flessibilmente fisse

Oggi sul Corriere c’è una intervista di Lorenzo Salvia al sottosegretario alla presidenza del consiglio, Graziano Delrio. In essa Delrio torna sul sarchiapone della flessibilità, con alcune idee confusamente chiare, una scarsa capacità di quantificare gli impatti di date misure e l’immortale ruminatura degli “euro union bond”: la proposta, vecchia di tre anni, di Romano Prodi ed Alberto Quadrio Curzio, riveduta e corretta. In peggio, se possibile.

Vi faremo grazia del tormentone sulla flessibilità che c’era e non è stata usata, perché davvero non se ne può più. Attendiamo i vertici europei dei prossimi giorni per capirne di più ma sin d’ora vi segnaliamo che la notizia, sfuggita al grosso dei nostri media, è che la Commissione Ue uscente ha confermato e ribadito che dall’Italia ci si attende il pareggio strutturale di bilancio nel 2015. La notizia, lanciata su Repubblica di sabato da Federico Fubini, è stata ripresa ieri nella consueta (e sempre più illeggibile) omelia domenicale di Eugenio Scalfari, che si è ormai definitivamente issato sul monumento di se stesso ed ora cita Montaigne e Nietzsche per assestare uno scappellotto a Matteo Renzi, oggi ritenuto addirittura colpevole di attentare alla democrazia in uno show personale e personalistico.

La realtà è che Scalfari, probabilmente dopo aver letto Fubini, ha scoperto che Renzi ha messo la firma sul pareggio strutturale di bilancio al 2015, e come ogni divinità “classica” che si rispetti se ne è gelidamente adirato:

«Il pareggio del bilancio non è stato rinviato al 2016 ma in realtà al 2015 il che significa che bisognerà porne le condizioni nella legge di stabilità di quell’esercizio, che sarà in votazione dell’autunno di quest’anno. Si intravede una manovra di circa 12 miliardi e forse più»

«Nel frattempo la domanda, cioè i consumi, sono fermi anzi leggermente peggiorati; la “dazione” degli 80 euro, almeno per ora, non ha dato alcun segnale. È certamente presto per giudicare, aspettiamo i dati di giugno e di luglio; ma per ora non ci sono segnali di ripresa. Semmai ci sono segnali di ulteriore aumento della disoccupazione, giovanile e non. Il vero e solo dato positivo viene dall’intervento della Banca centrale europea che nelle prossime settimane dovrebbe intervenire con misure “non convenzionali”. Ma qui non c’entrano né il governo italiano né le istituzioni europee e neppure la Germania. Qui c’entra la Bce e la fermezza di Draghi, sperando che la lotta per alzare l’inflazione abbia successo»

Benvenuto, Io Padre Fondatore, che scagli volubili fulmini dall’Olimpo verso noi comuni mortali. Si, lo sappiamo: Renzi ora starà festeggiando il “disendorsement” di Scalfari, noto indicatore contrarian delle fortune personali nella politica italiana, ma tant’è.

Torniamo a Delrio. Che ipotizza una somma mobilizzabile intorno ai 10 miliardi di euro annui. Che sarebbe uno 0,6% circa di Pil, tra clausola degli investimenti (che fu già bocciata ad Enrico Letta, ma ora siamo nell’Era Renzi, quindi cambia verso), e cofinanziamento dei fondi strutturali. E sin qui, nulla di inedito. Decisamente più straniante la spiegazione di Delrio della mancata concessione della clausola degli investimenti (valore 3 miliardi). Direttamente da Alice nel Paese delle Meraviglie:

(…) «il no dell’anno scorso era motivato con una curva di discesa del debito pubblico ancora troppo lenta»

Eh?? Perché ora invece il debito-Pil starebbe precipitando, onorevole dottor Delrio? Onore al merito a Lorenzo Salvia, che evita di farsi ipnotizzare e ribatte immediatamente, stimolando una ulteriore riflessione di Delrio:

Se è per questo il nostro debito pubblico, invece di scendere, sta continuando a salire. Ormai siamo al 135% del Pil.
«Scenderà ma bisogna percorrere una strada nuova. Che non è improvvisata o avventurosa come qualcuno dice. Se ne parla da tempo ma finora nessuno ha avuto coraggio di fare il primo passo»

Fermi! Abbiamo la proposta d’argento inserita nella pallottola. E di che si tratta, di grazia? Dopo aver premesso che sulla eventuale ristrutturazione del debito pubblico sarà il premier e riflettere (bontà sua), Delrio cala l’asso:

Quale sarebbe la proposta allora?
«Quella di Romano Prodi e Alberto Quadrio Curzio, gli euro union bond, cioè la mutualizzazione del debito. Si crea un fondo federale europeo al quale ogni Stato conferisce un pezzo del proprio patrimonio immobiliare e non. Sono garanzie reali che possono essere utilizzate in parte per investimenti strutturali in parte per alleggerire il debito pubblico. A quel punto non faticheresti più a trovare 3 miliardi di euro l’anno dalle privatizzazioni ma taglieresti il debito del 25-30%»

Per chi fosse interessato, questa è l’analisi critica della proposta Prodi-Quadrio Curzio, basata su messa a fattor comune di partecipazioni pubbliche, titoli di debito (a garanzia di altro debito, con una spolverata di peyote sopra, che è la morte sua), e soprattutto le riserve auree di Bankitalia, cosa ovviamente preclusa dai trattati europei, al momento. Nella versione Delrio l’oro sarebbe sostituito dal sempreverde patrimonio immobiliare dello stato, quello che lo stato fatica ad inventariare e che è liquido come la roccia. Di rilievo il fatto che Delrio prenda atto che le cosiddette privatizzazioni non servono granché, però le faranno lo stesso perché vogliono lo “stato leggero”. Chissà come saranno contenti, a Bruxelles e dintorni, di sapere che il governo italiano è diventato tiepido rispetto alle dismissioni, dopo aver solennemente promesso dalle medesime ricavi per ben lo 0,7% di Pil per tre anni.

Quanto al resto dell’intervista, Delrio conferma la fiducia sul celebre shock positivo degli 80 euro e sulle riforme, di qualsiasi cosa si tratti. Nella vita occorre avere fede, notoriamente, ma se siamo tornati al via della ingegneria finanziaria per disperati, con vagheggiamenti (o vaneggiamenti?) di “euro union bond” ed altre consimili amenità, la situazione è grama. E peraltro, la domanda sorge spontanea: perché l’Italia non allestisce autonomamente questo fondo, e comincia a renderlo liquido? Certo, in un mondo perfetto questi eurobond sarebbero perfetti per essere acquistati dalla Bce ma sfortunatemente il mondo è assai poco perfetto.

Per i più analitici tra voi: non esiste alcuna “antipatia” dello scrivente nei confronti di Renzi, Delrio o quant’altri. Il punto è evitare di creare una bolla onirica che poi ci scoppia inevitabilmente in faccia.

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