Scorte di propaganda

Nella parossistica compulsione a dettare comunicati alle agenzie, dopo il dato di ieri del Pil, alcuni esponenti del Partito democratico hanno tirato fuori il kit del piccolo economista e si sono lanciati in suggestive induzioni, sfruttando un commento dell’Istat al dato. Come spesso capita quando la propaganda incontra la disperazione, occorre fare una robusta tara.

Intanto, il commento Istat:

Dal lato della domanda, il contributo alla variazione congiunturale del PIL della componente nazionale al lordo delle scorte risulta nullo, mentre quello della componente estera netta è negativo

Questa frase è stata sufficiente per scatenare alcuni esponenti Pd, che l’hanno letta come segue: sinora la domanda interna è stata la zavorra del paese, ora questo dato segnala che siamo almeno sull’invariato. Ergo, è il segno inequivocabile che gli 80 euro stanno funzionando. Sfortunatamente, questo è un salto quantico decisamente troppo audace.

Intanto, occorre sapere che questa è la prima stima del Pil italiano. Ve ne sarà un’altra, quella definitiva e più dettagliata, il prossimo 29 agosto. Ma dalla frase di ieri occorre tenere in considerazione una precisazione: “al lordo delle scorte”. Questo significa che la prima stima considera la domanda nazionale incluse le scorte, rinviando alla stima finale il dettaglio.

Il dato di Pil italiano del primo trimestre (negativo per lo 0,1%) ha visto un contributo negativo delle scorte per lo 0,2%. Ora, quando in un trimestre si verifica un decumulo di scorte, vi è una probabilità non lieve che il trimestre successivo tale contributo sia positivo. Si produce di più per ricostituire il magazzino, in sintesi. Ebbene, dal dato di ieri non è ancora possibile sapere quale è stato il contributo delle scorte alla crescita della domanda nazionale. Di certo, se il contributo sarà stato positivo, si potrà dire che la domanda nazionale al netto delle scorte è stata ancora negativa.

Calma e gesso, quindi: prima di dire che i meravigliosi 80 euro stanno facendo ripartire la domanda interna, attendiamo di vedere che fanno le scorte. Per il momento, godiamoci la Schadenfreude che oggi ci regala i dati negativi di produzione industriale a giugno per Spagna (-0,8% mensile destagionalizzato, secondo calo consecutivo) e Germania (un gracile +0,3% mensile, contro attese quadruple).

Almeno potremo dire che “è colpa dell’Europa, che frena la locomotiva Italia”.

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