Sulle ali del gufo reale

Dati davvero pessimi, per il mercato italiano del lavoro a novembre. Ma anche per i livelli di attività nel commercio al dettaglio a dicembre, con buona pace della grancassa mediatica con cui si segnala l’andamento dei saldi invernali, ignorando quello che sta dietro. L’occasione è propizia per rimettere i numeri al loro posto.

Come segnala Istat,

A novembre 2014 gli occupati sono 22 milioni 310 mila, in diminuzione dello 0,2% sia rispetto al mese precedente (-48 mila) sia su base annua (-42 mila).
Il tasso di occupazione, pari al 55,5%, diminuisce di 0,1 punti percentuali in termini congiunturali e rimane invariato rispetto a dodici mesi prima.
Il numero di disoccupati, pari a 3 milioni 457 mila, aumenta dell’1,2% rispetto al mese precedente (+40 mila) e dell’8,3% su base annua (+264 mila).
Il tasso di disoccupazione è pari al 13,4%, in aumento di 0,2 punti percentuali in termini congiunturali e di 0,9 punti nei dodici mesi.

Riguardo gli occupati, diamo quindi un’occhiata alla serie storica degli ultimi mesi. A febbraio 2014, mese primo della luminosa Era Renzi, il totale degli occupati era di 22,324 milioni di persone (fonte Istat, qui, tabella 2); a novembre 2014 era di 22,310 milioni di persone. Quindi, con un complesso algoritmo, l’occupazione italiana, durante il governo Renzi, è diminuita. ma lui continuerà a dirvi, con la faccia passepartout di cui dispone, che “negli anni scorsi avevamo perso un milione di posti: ora ne abbiamo recuperati 120mila (o 150mila, a seconda delle versioni e delle giornate), ma non ci basta”. Noi restiamo in fiduciosa attesa di giornalisti che gli replichino: “ma che stai dicendo, figliolo?”.

Come saranno commentati, i dati di oggi? Scegliete voi, anche se è verosimile che sentiremo entrambe le “spiegazioni”:

  • «Queste sono le code del “vecchio regime”, vedrete che con il Jobs Act cambierà tutto, anche perché scontiamo del 70% il costo del lavoro sui nuovi assunti, venghino!»;
  • «L’aumento di disoccupazione indica che molti inattivi stanno attivandosi e rientrano nelle forze di lavoro, perché abbacinati dalle fulgide prospettive del nostro paese sotto Renzi»;

Sfortunatamente, quest’ultimo punto zoppica vistosamente perché, se è vero che il numero assoluto di inattivi tra 15 e 64 anni si riduce nel mese dello 0,1%, il tasso di inattività (pari al 35,7%) resta invariato nello stesso periodo. Quindi no, non sono solo gli inattivi che smettono di esser tali a fare crescere il tasso di disoccupazione, sorry.

Oggi è uscito anche il dato sull’indice dei direttori acquisti nel settore del commercio al dettaglio, elaborato dalla società specializzata Markit, e che rappresenta un indicatore prospettico dei livelli di attività nel settore a cui è riferito. Nel mese di dicembre, tale indice per l’Italia scende da 44,2 a 42,8. Valori inferiori a 50 indicano contrazione, quindi a dicembre l’attività nel commercio al dettaglio si è contratta a passo più rapido. Però da ieri ci stanno dicendo che, secondo Confcommercio, i saldi invernali sinora hanno prodotto un aumento del 2% rispetto allo scorso anno, quindi rallegratevi. E non pensate che parte non trascurabile di questi acquisti è semplicemente il frutto differito di una stagione autunnale molto calda (in senso meteo), che ha quindi bloccato il rinnovo del guardaroba.

Quindi, la situazione è grave. Ma resta assai poco seria, dovendo valutare le ciarle propagandistiche che provengono da Palazzo Chigi e dintorni. La realtà gufa, non c’è niente da fare.

Aggiornamento – Abbiamo il giudizio del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che è una interessante variazione sul tema, anche se ricorda molto da vicino gli 80 euro “che produrranno effetti più avanti”:

«Solo nei prossimi mesi si potranno vedere gli effetti» della Legge di Stabilità e «del rapido avvio» dei decreti attuativi della riforma del mercato del lavoro. «E’ ragionevole ipotizzare che la decontribuzione triennale totale prevista per i nuovi assunti a tempo indeterminato nel 2015 e l’attivazione del contratto a tutele crescenti possano influire sulle scelte di molte imprese, spingendole a rinviare la decisione di procedere a nuove assunzioni nel momento in cui saranno pienamente operativi questi strumenti che le rendono più convenienti» (Radiocor, 7 gennaio 2015)

Anche se parliamo di dati dello scorso novembre, ministro? Lei sta dicendo che le aziende hanno bloccato il turnover a novembre attendendo gennaio o più verosimilmente febbraio? Comunque sia, anche qui, tra qualche mese, avremo un bel controfattuale pronto: “se non ci fosse stato il Jobs Act, sarebbe andata peggio”.

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