La “redistribuzione”, la disinflazione e la paura

Pubblicati oggi da Istat i dati di reddito e risparmio delle famiglie e profitti delle società del terzo trimestre 2014. Numeri interessanti, che confermano quello che sappiamo da tempo: gli italiani sono schiacciati dalla incertezza, e reagiscono come ci si attenderebbe in situazioni simili.

In sintesi, seguendo la traccia Istat:

Tenuto conto dell’andamento dei prezzi, il potere di acquisto delle famiglie consumatrici nel terzo trimestre del 2014 è aumentato dell’1,9% rispetto al trimestre precedente e dell’1,5% rispetto al terzo trimestre del 2013.

Il potere d’acquisto è una grandezza reale, cioè espressa al netto della dinamica dei prezzi. Si ottiene applicando al reddito lordo disponibile il deflatore della spesa per consumi finali delle famiglie. Che significa ciò, concretamente? Che la disinflazione ha permesso l’aumento dei redditi reali, cioè del potere d’acquisto. In termini di consumi a valori correnti, tuttavia, il beneficio non si nota (visto che stiamo spaccando il capello in quattro, con effetti tragicomici):

La spesa delle famiglie per consumi finali, in valori correnti, è risultata invariata rispetto al trimestre precedente e in lieve aumento (+0,4%) rispetto al corrispondente periodo del 2013.

Mentre si nota altro, ben altro:

La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici, misurata al netto della stagionalità, è stata pari al 10,8% nel terzo trimestre del 2014, in aumento di 1,6 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 0,9 punti percentuali rispetto al corrispondente trimestre del 2013.

Ci arrivate? Gli italiani, “grazie” alla disinflazione, hanno avuto nel terzo trimestre un aumento del potere d’acquisto ma di fatto non lo hanno utilizzato, preferendo anzi aumentare il tasso di risparmio. Se osservate il grafico nel documento Istat, esiste un ben individuabile trend di aumento della propensione al risparmio delle famiglie italiane, iniziato a metà 2012 e che pareva destinato ad invertirsi nell’ultimo scorcio del 2013, quando la ripresa pareva davvero dietro l’angolo. Poi, la ricaduta. L’ennesima.

Ribadiamo anche qui: i consumi italiani non beneficiano dell’effetto-disinflazione, come invece ci si dovrebbe attendere, verosimilmente perché l’altissima incertezza spinge le famiglie ad aumentare il risparmio precauzionale. Non c’è nulla di arcano, in ciò. E’ una reazione del tutto normale alla situazione ed alle prospettive. Aggiungeremmo che è una reazione normale anche in relazione alla altissima incertezza fiscale autoinflitta ai contribuenti, con balletti indecenti su imposte che saliranno e che potrebbero salire, malgrado la propaganda continui ad affermare il contrario.

Ora, siamo ragionevolmente certi che l’aumento di reddito disponibile lordo nominale nel trimestre sarà sufficiente ad indurre molti renzisti a stappare il chinotto, ma la realtà è una ed una sola: gli italiani hanno paura. E non consumano. Anzi, risparmiano. La “soluzione” escogitata dal nostro vulcanico premier, andare nei talk e lagnarsi dell’elevato tasso di risparmio, magari imputandolo alla campagna disfattistica dei gufi, e decidere di tassare di più il risparmio, incluso quello previdenziale, per indurre ai consumi ed agli investimenti, non sta in piedi. Allo stesso modo in cui è ormai del tutto evidente che il bonus di 80 euro è finito in ampia misura ad aumentare i risparmi (precauzionali) dei percettori. Cioè ha fallito. Almeno per ora. Eh, però abbiamo aumentato il reddito disponibile, volete mettere? E’ il modo in cui lo abbiamo aumentato che è un tantino eterodosso, diciamo.

A proposito di propaganda, poteva mancare?

«Con l’aumento del reddito disponibile delle famiglie si consolidano le condizioni che l’economia italiana possa tornare a crescere. L’aumento del reddito disponibile serve alla ripresa della domanda interna attraverso una generale redistribuzione a favore dei lavoratori» (Filippo Taddei, Ansa, 9 gennaio 2015)

E dopo questa frase, la già problematica reputazione dei moltiplicatori keynesiani viene ulteriormente picconata. In parole povere (alla lettera), abbiamo inventato la macchina del moto perpetuo: “redistribuzione”, finanziata anche con aumento delle tasse sul risparmio, i cui beneficiari non spendono per timori legati alla forte incertezza. Cioè risparmiano. Più tasse sul risparmio, e torna al via. Se riusciamo a brevettare questo schema, o almeno a metterci sopra un marchio di protezione d’origine, possiamo anche farci dei bei soldini. Ma forse per Taddei siamo ancora nella fase di accumulazione. Non quella capitalistica bensì di un’ossimorica accumulazione redistributiva. Il decollo avverrà. Magari per decreto.

Aggiornamento – Il MEF prende posizione sul dato, leggendo l’aumento del risparmio come normalizzazione da fine-crisi, e quindi prodromica al decollo dei consumi. Niente paura, dunque? Interessante, e chissà che ora Renzi non la pianti di provare imbarazzo. E di farne provare a noi, per lui.

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