Non fate movimenti bruschi

In attesa che inizi il negoziato tra il nuovo governo greco di Alexis Tsipras e la Ue sull’eventuale debt relief per Atene, numeri e grafici mostrano che entrambe le parti possono farsi molto male, se solo si impegnano. E forse non servirà neppure impegnarsi troppo, per fare precipitare la situazione.

Il grafico è questo, pubblicato ieri dal Financial Times, e mostra la ripresa in grande stile del calo della base di depositi presso le banche greche. Voi che fareste, se pensaste all’esistenza del rischio di ritorno ad una valuta nazionale destinata ad indebolirsi pesantemente, secondo fondamentali? Oppure (anzi, ma anche) che fareste se vedeste ascendere al potere una federazione di sinistra che ritiene che nel paese siano rimasti ancora evasori fiscali grandi e (soprattutto) piccini? A parte queste sgradevoli considerazioni, la conseguenza del calo dei depositi è scontata: aumenta il “tiraggio” delle banche greche dalla Bce. E’ meccanica, non ideologia.

A questo aggiungete il calo del gettito d’imposta greco, che a gennaio dovrebbe essere stato di circa un miliardo di euro rispetto alle attese. Anche qui, inizia la Nuova Era, meglio non correre rischi. Per pagare e morire c’è sempre tempo. A proposito: ieri Mario Draghi, rispondendo ad una lettera dell’europarlamentare greco Kostas Krysogonos, ha fatto notare che la pressione fiscale in Grecia, inclusi contributi sociali, è stata nel 2013 del 34,2% del Pil, ben inferiore alla media della Ue-28. Che significa, ciò? Che nel paese persiste ancora una diffusa evasione fiscale e/o che la base imponibile del paese si è vaporizzata all’avanzare della desertificazione economica prodotta dalla crisi. La risposta dipende dai vostri orientamenti ideologici, pensiamo.

A ciò si aggiunge la miseranda condizione delle banche elleniche, che sono zavorrate da sofferenze a livelli da inverno nucleare, perché il debito privato del paese è ormai una finzione. Sommando queste considerazioni, non stupisce che oggi le banche greche quotate stiano perdendo tra il 15 ed il 20%. Il motivo è presto detto: se la Bce decide di interrompere l’ossigeno alla Grecia, la Grecia esce dall’euro un minuto dopo, forse prima. Nel senso che deve proprio cominciare a stampare moneta e nazionalizzare in tempo reale le proprie banche. Se poi i greci non dovessero accettare la nuova moneta, beh, problema loro. Del resto, altra domanda retorica: voi che fareste, se vi dicessero che potete tenere l’euro ed al contempo avere tanti bei soldini in welfare?

E quindi, direte voi, la Ue ha in pugno la Grecia o meglio sue preziose parti anatomiche? No, è l’opposto, risponderà qualcuno, perché la Grecia ha in mano 245 miliardi di euro di crediti della Ue, della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale. A noi italiani la Grecia deve, direttamente ed indirettamente, circa 43 miliardi di euro. Alla Germania deve ben di più, viste le quote di partecipazione al capitale della Bce, che sono quelle in base a cui si calcolano i prestiti. Beh, si, obietteranno altri, però non dimenticate che, se la Grecia non paga la Ue, è possibile aggredire i suoi beni nei paesi creditori (ed altrove), come i fondi avvoltoio fanno da anni contro l’Argentina. Eccetera. It’ s a M.A.D. world, nel senso di Mutually Assured Destruction.

Tutto questo per dire che il negoziato non sarà facile e che il rischio che a qualcuno sfugga il piede dalla frizione non è trascurabile. Sapendo che Atene vuole la riduzione del valore nominale del debito e che la Ue offre invece la riduzione del valore attuale netto, cioè la riduzione del tasso d’interesse e l’allungamento nel rimborso di un importo di debito che resta nominalmente invariato. A Tsipras servono subito almeno due miliardi di “aiuti umanitari” per le situazioni di povertà conclamata, e questi pensiamo saranno facilmente ottenibili e reperibili. Ma i restanti nove miliardi per l’aumento del salario minimo ed altre voci di welfare non ci sono o sono solo una frazione di quell’importo. Riuscirà Syriza, che è una federazione, a non subire scissioni a sinistra in caso di accordo tra Tsipras e Bruxelles per la riduzione del valore attuale netto dei debiti ma non del loro valore nominale, sapendo che ogni taglio di quest’ultimo rischia un effetto-domino europeo e di fare campagna elettorale a favore dei partiti “esterni” al sistema?

Se pensate che i partiti “esterni al sistema” siano la soluzione al deficit di democrazia in cui viviamo, pensate che potreste finire col perdere le vostre pensioni, oltre che i vostri risparmi, a seguito di iniziative tagliadebito. O forse siete tra quelli convinti che basti avere i soldini in valute diverse dall’euro ma comunque presso intermediari finanziari domestici, per sfuggire alla Grande Deflagrazione? E’ il costo della democrazia? Può essere, del resto la democrazia non è gratis. Che il negoziato cominci. E non fate movimenti bruschi.

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