Furto additivo

Ancora sulla sentenza della Consulta che ha dichiarato illegittima la Robin Hood Tax ma non retroattivamente, con motivazioni che suscitano perplessità, ci era imperdonabilmente sfuggita una trionfale dichiarazione del viceministro all’Economia, Enrico Morando (Pd), che sul sito del Mef sprigiona tutta la sua gioia per la “storica” sentenza. E lo fa con argomentazioni prese di peso da una jam session di cabarettisti.

Proclama quindi Morando:

«La sentenza della Corte Costituzionale sulla cosiddetta ‘Robin Tax’ – che pure crea un problema di gettito per il prossimo futuro – ha un rilievo che definirei storico laddove stabilisce la non applicazione retroattiva della sentenza. Credo sia la prima volta che la Consulta si fa carico della possibile violazione dell’articolo 81 della Costituzione derivante da una sua decisione. In precedenza, le sentenze sono state sempre additive, senza alcuna preoccupazione per gli effetti sul bilancio che esse avrebbero comportato. Come mai ora sì e prima no? Semplice: prima non era in Costituzione il principio dell’equilibrio di bilancio, nè quello della sostenibilità del debito. E la legge di bilancio era una legge meramente formale, di adesione dei numeri (entrata e spesa) ai dettami della legislazione vigente. Alla faccia di quelli che dicevano che il nuovo articolo 81 della Costituzione non cambiava niente, la sentenza di oggi dice espressamente che la non retroattività della decisione deriva dai nuovi principi costituzionali»

E’ fatta, quindi, basta scassare i conti pubblici con sentenze retroattive, è una rivoluzione (non a caso, visto di che governo parliamo). Ora invece vi invitiamo ad un esperimento del pensiero. Immaginate che il governo disponga una legge che tassa in modo palesemente incostituzionale. Ed immaginate che questa nuova tassazione venga portata all’esame della Consulta, che la cassa ma senza retroattività, “perché ora c’è il nuovo articolo 81, e l’equilibrio di bilancio è una cosa seria”. Bene, quindi intoniamo tutti il “chi ha avuto ha avuto”, e passiamo oltre.

Ora ripetete questo esperimento del pensiero per un certo numero di volte. Ad ogni passaggio, lo stato porta a casa gettito che viene “interrotto” solo dopo un arco temporale piuttosto ampio. Abbiamo inventato il moto perpetuo delle tasse. La sintesi è che abbiamo un politico che si vanta di poter (secondo lui) depredare di tasse i sudditi e poterla ogni volta far franca impunemente, “perché tanto c’è il nuovo articolo 81”. Abbiamo creato la rapina a costituzione armata, in estrema sintesi. Ricordiamo che Enrico Morando è da sempre considerato esponente “liberal” della sinistra italiana. Per darvi la misura di come siamo messi. Noi potremmo essere naif e populisti ricordando che, se le cose stessero in questi termini, avremmo uno stato che depreda di imposte retroattive i contribuenti indifesi (visto che lo Statuto del contribuente non gode di rango costituzionale), mentre al Leviatano resta la possibilità di segarvi il reddito sin quando la Consulta non dice stop, ma solo pro futuro.

Pensiamo e speriamo che la sentenza di ieri non vada letta nel modo in cui la legge Morando, ed abbiamo anche tentato di spiegare il motivo (la traslazione a valle dell’imposta che dovrebbe essere restituita a chi ne è stato inciso de iure ma non de facto). Come che sia, leggere argomentazioni di questo tenore ci ricorda il progressivo impazzimento di questo stato e di alcuni sopravvalutatissimi esponenti politici, che ora paiono gettare la maschera ed inneggiare ideologicamente alla predazione. C’è di che essere angosciati, prima che furiosi.

Aggiornamento – Cose che assomigliano ad una presa di distanza:

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