Ancora sulla sentenza della Consulta che ha dichiarato illegittima la Robin Hood Tax ma non retroattivamente, con motivazioni che suscitano perplessità, ci era imperdonabilmente sfuggita una trionfale dichiarazione del viceministro all’Economia, Enrico Morando (Pd), che sul sito del Mef sprigiona tutta la sua gioia per la “storica” sentenza. E lo fa con argomentazioni prese di peso da una jam session di cabarettisti.

Oggi sono state pubblicate le motivazioni con cui la Corte costituzionale ha giudicato fondata la questione di legittimità costituzionale sollevata nel 2011 dalla Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia sul decreto legge 112/2008 (noto come “legge dei 100 giorni), mediante il quale Giulio Tremonti aveva deciso di dar seguito al proprio neo-umanesimo contro i perfidi speculatori, decidendo di tassare i (presunti) sovraprofitti derivanti dal forte rialzo dei corsi del greggio che interessarono quel periodo. Condizione esistenziale dell’addizionale Ires era il divieto di traslazione in capo ai consumatori finali. Un precetto che la diceva lunghissima sulla scarsa dimestichezza del tributarista Tremonti con gli effetti economici dei tributi. O forse era postura politica, chissà. Come che sia, interessanti le motivazioni della Consulta.

Barack Obama ha rilanciato oggi la proposta di una windfall-tax (cioè di una Robin Hood Tax) sulle compagnie petrolifere per finanziare un pacchetto di stimolo fiscale aggiuntivo che prevede un energy rebate di 1000 dollari a famiglia. Un ulteriore intervento di 50 miliardi di dollari dovrà poi essere destinato, in parti uguali, agli stati per far fronte ai deficit di bilancio che la recessione sta facendo emergere, ed alla realizzazione e manutenzione di infrastrutture, anche per sostenere l’occupazione.

La Robin Hood Tax, introdotta dal governo nell’ambito dell’operazione “anche i ricchi piangano”, e che servirà (almeno nell’immaginario collettivo, le cose sono un po’ più complesse in realtà) a finanziare i food stamps all’italiana per i pensionati al minimo (anche qui, vedremo numeri e platea dei beneficiari), prevede l’obbligo per le imprese petrolifere di passare dalla valutazione delle scorte col metodo Lifo (Last In, First Out) a quello Fifo (First In, First Out), facendo emergere la plusvalenza derivante da scorte comprate e accantonate a prezzi più bassi e messe a riserva al crescere del prezzo di mercato.