In una intervista concessa ad Enrico Marro sul Corriere, il viceministro dell’Economia Enrico Morando, parla dei “bonus” del governo Renzi, che non vanno chiamati così, e fornisce un contributo alla presa di coscienza di quello che andrebbe fatto. In breve, siamo sulla buona strada, non abbiamo buttato tre anni di decontribuzione temporanea nello sciacquone. Perché tutte le grandi idee necessitano di tempo per affermarsi, notoriamente.

Intervenendo oggi al Senato in fase di replica alle mozioni su quella che le agenzie di stampa definiscono orwellianamente “privatizzazione parziale” di Ferrovie dello Stato, e che non avverrà quest’anno, il vice ministro dell’Economia, Enrico Morando, è riuscito a sostenere una cosa ed il suo contrario. Grande è lo stato confusionale sotto il cielo del governo, quindi la situazione è quella solita: grave ma non seria. Ed il rapporto con la realtà resta sempre assai conflittuale.

Tutto è cominciato con l’incontro tra Matteo Renzi e Jean-Claude Juncker, la settimana scorsa. Con la decisione di fare interloquire il commissario Pierre Moscovici ed il ministro Pier Carlo Padoan per trovare un’intesa sulla leggendaria flessibilità. Da quel momento, la macchina italiana dello spin ad uso domestico è tornata a marciare a pieno regime, alcuni selezionati giornali hanno ripreso a svolgere il loro ruolo primario di buca delle lettere ed alcuni personaggi hanno deciso di perdere definitivamente lo spicchio di faccia che era loro rimasto.

Oggi sui quotidiani compaiono interviste a due esponenti di primo piano di governo e Pd, il vice ministro dell’Economia, Enrico Morando, e la vicesegretaria Debora Serracchiani. Il tema è la legge di Stabilità, ovviamente. Da alcuni commenti degli intervistati si coglie che la politica è l’arte del possibile, ora più che mai, in Italia più che altrove. Nel senso che un politico deve essere in grado di disinteressarsi della realtà e trovare capacità giustificatorie per tesi ed antitesi, a seconda di quello che il capriccioso dominus decide come menù dello spin nazionale. È il trionfo della correlazione spuria, del wishful thinking e del pensiero magico. Non ci stupiamo, ovviamente: ci limitiamo a prendere atto e, talvolta, a commentare.

Ieri, su Avvenire, il viceministro dell’Economia, Enrico Morando, ha riflettuto sul dato di Pil italiano del secondo trimestre e su come stimolare lo sviluppo, identificando correttamente il più o meno ingente deficit di investimento che colpisce l’Eurozona (e non solo essa), in alcuni paesi più che in altri. È peraltro buffo che, nel corso dell’intervista, Morando affermi che “il piano Juncker è positivo ma non può sostituirsi” ai mitologici Project Bond, visto che il piano Juncker resta ad oggi in assai laboriosa gestazione.

Intervenendo a Lucca, al congresso nazionale dell’Acri, il viceministro dell’Economia, Enrico Morando, ha elaborato sul tema dello smaltimento dei crediti deteriorati del sistema bancario, ed inevitabilmente sulla bad bank a partecipazione pubblica, che dovrebbe affiancare (se le parole di Morando riflettono gli intendimenti del governo) la deducibilità fiscale delle perdite su crediti in un solo esercizio in luogo degli attuali cinque. Vi confessiamo che noi il pensiero di Morando non riusciamo a capirlo.

Scolpita oggi dal viceministro dell’Economia, Enrico Morando:

“Dobbiamo ridurre la pressione fiscale specifica sul lavoro e sulle imprese per renderla, nel 2018-2020, analoga per dimensioni a quella della Germania”. Lo ha detto, nel corso di un convegno, il vice ministro dell’Economia Enrico Morando, spiegando che “per raggiungere questo obiettivo dovremmo rinunciare a 36-37 miliardi di gettito annuo. Sono tanti ma sono poco più di 2 punti di Pil. Abbiamo iniziato questa strada attraverso diverse misure, il passo nella direzione giusta è stato fatto ma la strada è aperta, dovremo tenere il passo fermo per altri 3 anni”

Ancora sulla sentenza della Consulta che ha dichiarato illegittima la Robin Hood Tax ma non retroattivamente, con motivazioni che suscitano perplessità, ci era imperdonabilmente sfuggita una trionfale dichiarazione del viceministro all’Economia, Enrico Morando (Pd), che sul sito del Mef sprigiona tutta la sua gioia per la “storica” sentenza. E lo fa con argomentazioni prese di peso da una jam session di cabarettisti.