La crescita scarseggia, la media mobile non galleggia – 2

Pubblicati oggi da Istat i dati sull’occupazione e disoccupazione italiana nel mese di febbraio. Di assoluto rilievo il fatto che, verosimilmente per sfuggire alla esagitata e profondamente diseducativa propaganda governativa, Istat abbia deciso di iniziare a pubblicare anche la media mobile a tre mesi degli indicatori congiunturali del mercato del lavoro. Ottimo, grazie mille.

Dunque, nel solo mese di febbraio abbiamo 44.000 occupati in meno, di cui 42.000 sono donne. Il tasso di occupazione, pari al 55,7%, cala nell’ultimo mese di 0,1 punti percentuali. Rispetto a febbraio 2014, l’occupazione è cresciuta dello 0,4% (+93 mila) e il tasso di occupazione di 0,2 punti. Si registra anche un lieve incremento (pari allo 0,1%) degli inattivi. Ancora male, ed in modo inequivocabile, i dati sulla coorte anagrafica 15-24 anni: cala il numero degli occupati ed aumentano disoccupati ed inattivi.

Ma veniamo al dato più importante, sul piano metodologico. Sia lode all’Istat, che ha deciso di introdurre una piccola ma fondamentale innovazione, in un paese malato terminale di innumeracy e di propaganda che a volte scade nel becero, per livello di ridicolo:

Per offrire ai lettori andamenti che risentono in misura minore della variabilità che si osserva a breve termine, da questo mese l’Istat pubblica anche le medie mobili mensili a tre termini degli indicatori congiunturali sul mercato del lavoro. Rispetto ai tre mesi precedenti, nel periodo dicembre-febbraio l’occupazione è rimasta sostanzialmente stabile, mentre il tasso di disoccupazione è diminuito di 0,4 punti percentuali, in larga misura per la risalita del tasso di inattività (+0,3 punti).

Vi è più chiaro, così? In media mobile su tre periodi (mesi), l’occupazione non cresce, e la disoccupazione risulta ridotta in via preponderante solo grazie all’aumento degli inattivi. Cioè nel modo sbagliato. Ribadiamolo, questa innovazione statistica nella presentazione dei dati è un piccolo passo per Istat ma un grande passo sulla via della demistificazione di quella propaganda a tratti grottesca che spinge il premier, i suoi ministri e zelanti esponenti della maggioranza a picchiare come fabbri su miglioramenti che semplicemente non lo erano e continuano a non esserlo. Vi confessiamo che la soddisfazione di vedere pubblicata la media mobile trimestrale è velata dalla sottile inquietudine per il timore di ritorsioni nei confronti dei vertici Istat. Ma di certo questa sensazione è pura paranoia di chi scrive. L’Argentina è lontana, per fortuna.

A questo punto, e sino a nuovi dati che consentano di scorgere un miglioramento effettivo, la domanda resta una ed una sola, licenza poetica inclusa:

Di che c. stiamo parlando? 

Ma, ancora una volta, che ve lo dico a fare?

Aggiornamento – Il premio per il miglior piddino paragnosta va a questo giovanotto, che riesce ad estendere a ritroso nel tempo i benefici del nuovo contratto a tempo indeterminato. Il Nobel può attendere, ora cerchiamo di capire dove abbiamo dimenticato il senso del ridicolo.

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