La Grande Madre dei nazionalismi

Un interessante contributo su beyondbrics del Financial Times getta luce sullo strano fenomeno della fascinazione culturale (che in alcuni casi si volge in azione sul terreno) che molti movimenti di estrema destra come di estrema sinistra (più in generale il denominatore comune sembra essere l’ultranazionalismo) europea nutrono per la Russia di Vladimir Putin.

Occasione della rimpatriata è stato l’incontro a San Pietroburgo organizzato dal partito russo filo-Cremlino Rodina, con la finalità di “coordinare” le iniziative politiche su scala europea. Il “convegno”, che non ha avuto alcun placet né riconoscimento ufficiale dal Cremlino, è stato un momento di solidarietà ai separatisti filorussi in Ucraina, e la reiterazione delle critiche all’Occidente per l’appoggio fornito a Kiev. Tra i partecipanti, i greci di Alba Dorata, l’ex leader (poi espulso) del British National Party ed i neonazisti tedeschi di NPD.

Poiché il pensiero senza azione è irrimediabilmente sterile, la cronaca riporta un costante aumento del flusso di foreign fighters europei sul fronte ucraino, a sostegno dei separatisti. Nostalgici della ex URSS, repubblicani spagnoli riconoscenti per il sostegno offerto da Stalin negli anni Trenta del secolo scorso; serbi e greci, spinti dalla fratellanza ortodossa, e non importa se siano neonazisti o comunisti più o meno rifatti. Anche il videogiornalista-blogger britannico Graham Phillips, ingaggiato dal canale satellitare propagandistico Russia Today (peraltro piuttosto ben fatto), e che dà voce ai filorussi di Ucraina. E, a livello istituzionale, la simpatia filorussa del Front National di Marine Le Pen, che ha ottenuto da una banca russa guidata da un oligarca filo-Cremlino un prestito di 9 milioni di dollari (cifra ufficiale).

L’aspetto affascinante di questa specie di soft power russo è proprio questo: la capacità di attrarre ultranazionalisti di tutta Europa. Dopo la caduta del comunismo e l’esperienza di quasi-morte della comunità russa, l’ascesa al potere di Putin ha ricompattato il paese utilizzando la leva nazionalistica, spesso in modi linguisticamente singolari, anche a causa del vuoto ideologico in cui il paese si è trovato. Ad esempio, definendo “fascisti” tutti i “nemici esterni”, a prescindere dal loro effettivo orientamento ideologico. E notoriamente di nemici esterni c’è sempre enorme bisogno, quando sei un paese con una speranza di vita molto bassa e con forti pressioni demografiche avverse, avendo sul fianco Sud l’Islam e su quello Est la Cina.

Dopo l’ubriacatura consumistica successiva alla fine dell’URSS, e dopo la grave crisi economica del 2008, il paese ha sviluppato un mainstream culturale peculiare: la forte avversione agli episodi di corruzione nella vita pubblica ed alla predazione che ha accompagnato l’epoca delle “privatizzazioni” del capitale ex sovietico si è declinata nel disprezzo degli oligarchi (spesso con connotazioni cospirazionistiche antisemite), e con forme di nazionalismo dai toni virulenti, spesso destinate a virare in xenofobia conclamata. Su tutto, comunque, lo smisurato orgoglio nazionale che tende a vedere complotti esterni ad ogni angolo di strada. L’ascesa al potere di Vladimir Putin, effetto e causa di questa rinascita dell’orgoglio nazionale, è passata attraverso la rinazionalizzazione apparente delle grandi imprese, a furor di popolo. In realtà si è trattato e si tratta di “affitto” delle medesime concesso ad oligarchi vicini al Cremlino.

Nelle efficaci parole del regista russo Andrei Nekrasov:

«E’ nella crisi ucraina che i contorni della nuova ideologia nazionale russa sono divenuti chiari. Sue fondamenta sono un’improbabile emulsione di nostalgia per un glorioso passato, risentimento verso gli oligarchi, materialismo piccolo-borghese e xenofobia. Ma la sua sfumatura nazionalistica è fornita da ciò che i russi percepiscono come una pressante minaccia esterna»

Costrutto ideologico “sintetico” che tende quindi a creare situazioni bizzarre: come ad esempio le accuse di fascismo (questo sì autentico, nel senso di estrema destra) rivolte ai movimenti ucraini di Piazza Maidan, accusati di essere fantocci occidentali, provenienti da altrettanti fascisti (anche qui, nell’accezione storicamente corretta del termine) come quelli della rimpatriata di San Pietroburgo. Ma la Russia non è mai stata semplice, non si comprende perché dovrebbe divenirlo proprio ora.

Quello che può far sorridere, è la fascinazione che il nazionalismo russo esercita su alcune frange di opinione pubblica europea. Quelle eurofobe, ad esempio. Impegnate in una critica aspra ed esistenziale al “totalitarismo” della Ue mentre esaltano le virtù della società politica russa e cinese. Ovviamente mantenendo il fondoschiena più o meno al caldo dietro il proprio computer italiano, tra un elogio e l’altro dei modelli “non-occidentali” come quello della Nord Corea, “dove i ragazzini possono giocare ai giardinetti e non ci sono cartacce per terra”, o dove “lo stato dà tutto: scuola, casa, lavoro”.  La deprivazione culturale può essere ben più corrosiva di quella materiale, ma non avevamo bisogno di alcuni personaggi deformati del deforme teatrino italiano per ricordarci di questo principio.

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