Che gelida ripresina…

Ieri, nel mezzo della tempesta sui mercati (poi parzialmente rientrata, ma che per ora ha comunque lasciato alcune variabili fondamentali per la ripresa dell’Eurozona su valori meno entusiasmanti di qualche giorno addietro), Istat ha pubblicato la versione aggiornata delle prospettive per l’economia italiana nel triennio 2015-2017. Raramente una stima del genere è apparsa più datata, ovviamente non per colpa dell’Istat ma della realtà.

Intanto, si conferma che avremo (forse) una jobless recovery, cioè una ripresa con scarsa creazione di occupazione aggiuntiva. Questa non è propriamente una notizia. I problemi sorgono quando si osservano i valori delle variabili utilizzate per l’esercizio di previsione. Ovviamente è tutto in divenire ma può essere utile monitorare l’evoluzione di tali variabili.

Istat ha utilizzato le misure del quadro programmatico del Def diffuso ad aprile. In esse si ha, ad esempio, un prezzo medio del Brent a 56,7 dollari al barile. Osservando l’andamento delle quotazioni dei futures, vediamo che oggi siamo intorno a 65 dollari al barile, e la media mobile a 25 giorni è intorno a 62 dollari. Ovviamente l’anno è in corso (d’opera), quindi inutile impiccarsi ora, ma vale la pena tenere il polso della situazione. Discorso analogo per il cambio (nominale) dell’euro-dollaro, posto per il 2015 a 1,06. Come valore corrente siamo invece a 1,12-1,13, e questa è anche la media da inizio anno. Ovviamente, il tasso di cambio nominale è di limitata utilità descrittiva a previsiva, visto che si dovrebbe utilizzare quello reale, cioè deflazionato. E’ quello che influisce sulla competitività. Se può consolare, il prezzo del greggio espresso in euro resta per ora piuttosto stabile.

Allo stato attuale, quindi, diremmo che vi sono alcune variabili esogene che nel Def appaiono al momento piuttosto “ottimistiche”. Tra le quali aggiungeremmo anche i rendimenti dei titoli di stato a lungo termine, quelli decennali. Nel Def viene imputato, in media per l’anno 2015, un rendimento d’asta del Btp di 1,6%. Oggi il Btp decennale rende l’1,75% sul mercato secondario; ieri, nel turbine della tempesta sui mercati, siamo arrivati al 2%. Altrettanto ovviamente, è utile sapere che un conto è avere rendimenti nominali (e reali) che crescono in conseguenza di una sana e solida ripresa economica, mentre tutt’altro conto è se ciò accade in conseguenza di un aumento del premio al rischio, come di fatto si è verificato nei giorni scorsi. Sembrano temi esoterici, in realtà sono lo spartiacque tra la serenità ed i guai.

In attesa che l’anno si srotoli sotto i nostri piedi (senza farci stramazzare, auspicabilmente), vi omaggiamo di quello che ormai è divenuto un classico delle evidenze aneddotiche sulla congiuntura italiana: i consumi di energia elettrica. Come comunica Terna, anche ad aprile i consumi sono aumentati, e sarebbe il terzo mese consecutivo di crescita tendenziale, cioè sulla variazione annuale. Se non fosse che il dato messo in questi termini è grezzo. E infatti:

«La variazione della domanda di energia elettrica di aprile risulta -1,4% se depurata dall’effetto congiunto di calendario e temperatura. Rispetto ad aprile 2014, infatti, si è avuto un giorno lavorativo in più (21 vs 20) e una temperatura media mensile inferiore di circa un grado centigrado»

Quindi, ribadiamolo: se questa è una ripresa, continua ad essere piuttosto algida. E non solo per la temperatura.

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