Manifattura in frenata anche in Eurozona

Pubblicati oggi i risultati finali del sondaggio sull’attività delle imprese manifatturiere dell’Eurozona in settembre, realizzato dalla società specializzata Markit, che cura simili survey in tutto il mondo. Il valore dell’indice è pari a 52, che indica una lieve espansione, ed è compatibile con una crescita del Pil dell’Eurozona nel terzo trimestre pari allo 0,4%. Quello che pesa sono le considerazioni degli analisti di Markit, che appaiono piuttosto pessimistiche, in linea con il momento non esaltante vissuto dalla manifattura globale ma con criticità aggiuntive, legate alla situazione dell’Eurozona.

Commenta infatti Chris Williamson, capo economista di Markit:

Nonostante gli stimoli senza precedenti da parte della banca centrale [europea, ndr] e la notevole svalutazione dell’euro, il settore manifatturiero dell’eurozona sta avendo problemi a crescere in maniera rilevante, correndo persino il rischio di ricadere in stagnazione.

Dopo i buoni risultati ottenuti dall’easing quantitativo di inizio anno, risulta incerto e modesto in modo deludente il tasso di espansione di settembre, scivolato infatti al valore più basso in cinque mesi.

Il settore manifatturiero probabilmente fornirà una spinta minima all’economia durante il terzo trimestre, contenendo la crescita del Pil a circa lo 0.4%.

A settembre le esportazioni sono aumentate ad un passo più lento, ciò è in parte causato dalla domanda più debole da parte dei mercati emergenti. Inoltre l’incupirsi delle condizioni economiche globali ha avuto un impatto negativo sull’ottimismo delle aziende, che conseguentemente hanno riveduto i loro piani di assunzione di nuovo personale.

A causa del crollo al passo più veloce in sette mesi dei prezzi di vendita dei manifatturieri, provocati da una rapida contrazione dei prezzi di acquisto, si intensificano le preoccupazioni circa la deflazione dei prezzi ponendo ulteriori pressioni alla Bce ad agire in maniera più aggressiva.

Non stupisce che il rallentamento della manifattura globale, partito dagli emergenti, stia iniziando a farsi sentire anche in Eurozona. Al momento non si tratta di nulla di grave ma servirà monitorare la congiuntura, che da tempo vede anche un progressivo raffreddamento del commercio internazionale. Per quanto riguarda l’Italia, in settembre l’indice Markit dei direttori acquisti del settore manifatturiero frena da 53,8 a 52,7, a fronte di attese per un livello di 53,4. Prosegue l’espansione sia di produzione che di nuovi ordini ma entrambe rallentano, al passo più lento rispettivamente da otto e sette mesi.

Più in generale, i prossimi mesi diranno se in Eurozona persiste la capacità del settore dei servizi (che comunque è quello che pesa di più sull’economia) a compensare la debolezza della manifattura, anche e soprattutto nella generazione di investimenti, già asfittica di suo. Oltre ciò, le pressioni disinflazionistiche mettono in ovvia difficoltà i sistemi economici ed i debitori, pubblici e privati. Il quadro economico globale è ormai manifestamente fragile, e le pressioni recessive che originano dalla Cina e più in generali dai paesi emergenti iniziano a farsi sentire anche nelle aree sviluppate che sinora hanno mostrato una congiuntura robusta o decente, come Stati Uniti ed Eurozona. Il Giappone, che è quello più vicino all'”epicentro del malessere” (Cina ed altri grandi manifatturieri asiatici orientati all’export), ha già la manifattura in sofferenza conclamata, con accumulo di scorte, e corre il serio rischio di avere una contrazione del Pil anche nel terzo trimestre, cioè per il secondo trimestre consecutivo. Della serie le svalutazioni non danno la felicità.

Tutto ciò premesso, non fasciamoci la testa ma restiamo “consapevoli” ed evitiamo trionfalismi da provinciali che si guardano l’ombelico. Ma soprattutto, ricordiamo che dire “missione compiuta” tende a portare una sfiga tremenda.

Addendum – Ed anche negli Usa

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